Chi sono i presidenti USA più votati della storia?

Donald Trump si è ufficialmente insediato come 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Ha davanti a sé un compito meno facile, rispetto a tanti suoi predecessori. Il suo partito (quello Repubblicano) ha sì la maggioranza in entrambi i rami del Congresso, ma molti esponenti di quello stesso partito lo considerano un “corpo estraneo”. Trump si è posto come figura molto divisiva fin dalle primarie repubblicane, e secondo molti sondaggi il suo consenso attuale è il più basso mai registrato per un presidente al momento dell’insediamento. In più, sconta il “peccato originale” di essere stato eletto Presidente pur ottenendo molti meno voti popolari della sua avversaria, Hillary Clinton.
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Il Mattarellum e l’Italia divisa in tre

Manca poco al 24 gennaio, giorno in cui la Corte costituzionale si esprimerà sulla legittimità costituzionale dell’Italicum, attuale legge elettorale in vigore (per la sola Camera dei Deputati). Ma, quale che sia il giudizio della Consulta, il Parlamento dovrà intervenire, quantomeno per uniformare – in un modo o nell’altro – i sistemi elettorali delle due Camere: al momento, infatti, al Senato è in vigore il “Consultellum“, un proporzionale con riparto regionale e sbarramento al 3% per le liste coalizzate e all’8% per quelle non coalizzate. Molto diverso dall’Italicum, che prevede un premio di maggioranza nazionale del 55% dei seggi alla lista più votata (le coalizioni sono vietate).
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Francia: 100 giorni alle elezioni presidenziali

Mancano esattamente 100 giorni al 23 aprile, giorno in cui si terrà in Francia il primo turno delle elezioni presidenziali.

Nel 2012 le elezioni furono vinte da François Hollande che, dopo aver vinto le primarie del partito socialista, sconfisse al ballottaggio l’allora presidente uscente Nicolas Sarkozy (che a sua volta aveva battuto nel 2007 la socialista Ségolène Royal). Questa volta nessuno dei due protagonisti di 5 anni fa prenderà parte alla sfida. Continua a leggere

Il senso di Barack Obama per la democrazia

Nel suo discorso di commiato, tenuto a Chicago lo scorso 10 gennaio, il Presidente degli Stati Uniti uscente Barack Obama ha pronunciato la parola “democrazia” per ben 20 volte. Detta così, la notizia può sembrare di poco conto. Non è un mistero che negli USA la democrazia abbia un’importanza particolare, e che essa venga spesso richiamata (anche per motivi puramente retorici) in qualunque discorso pubblico, anche non strettamente politico. Continua a leggere

La Costituzione ha dei problemi. Ecco perché va riformata [extended edition]

Il dibattito pubblico sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre presenta un’incredibile distorsione. Ogni volta che si discute nel merito – cioè dei contenuti della riforma, e non di tutto il “rumore” politico che la circonda – sembra che in questo referendum si debba operare una scelta di questo tipo: da un lato, la riforma Renzi-Boschi, con tutte le sue criticità; dall’altro, un’altra riforma “ideale”(ognuno ha la sua, così come ognuno ha una sua formazione della nazionale di calcio), perfetta e senza difetti, da fare ovviamente “tutti insieme” non appena si fosse provveduto a rottamare questa con la vittoria del No. Questa scelta, molto semplicemente, non esiste. Continua a leggere

La Costituzione ha dei problemi. Ecco perché va riformata

Il dibattito pubblico sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre presenta un’incredibile distorsione. Ogni volta che si discute nel merito – cioè dei contenuti della riforma, e non di tutto il “rumore” politico che la circonda – sembra che in questo referendum si debba operare una scelta di questo tipo: da un lato, la riforma Renzi-Boschi, con tutte le sue criticità; dall’altro, un’altra riforma “ideale”(ognuno ha la sua, così come ognuno ha una sua formazione della nazionale di calcio), perfetta e senza difetti, da fare ovviamente “tutti insieme” non appena si fosse provveduto a rottamare questa con la vittoria del No. Questa scelta, molto semplicemente, non esiste. Continua a leggere

Focus: gli intergruppi parlamentari

Intergruppi parlamentari: cosa sono

Ogni tanto tornano ad affiorare, nelle cronache politiche più o meno di secondo piano, gli “intergruppi” parlamentari. Cosa sono gli intergruppi parlamentari? Semplicemente, delle associazioni informali – quindi giuridicamente non riconosciute, ma talvolta ben organizzate – di parlamentari. Gli intergruppi possono essere composti sia di deputati che di senatori, di qualunque gruppo parlamentare. Di norma, hanno natura tematica, ossia si costituiscono per tutelare un certo interesse o per avanzare una determinata proposta politica, in modo ovviamente “bipartisan”. A differenza dei gruppi e delle commissioni parlamentari non sono vincolati a norme che ne regolino tempi e modi di costituzione, né tantomeno la composizione: possono nascere in qualunque momento ed essere composti nel modo più vario. Continua a leggere