Un bel sabato in quel di Termoli

Sabato scorso sono stato a Termoli (CB) per partecipare ad un evento pubblico in cui si parlava della nuova legge elettorale. L’organizzatore, Antonello Barone, mi ha voluto coinvolgere in qualità di “esperto della materia”, poiché – come immagino ormai saprà bene chiunque ci segua anche solo di sfuggita sui social – noi di Quorum/YouTrend abbiamo prodotto un dossier specifico dedicato alla questione, rivolto ad addetti ai lavori e non solo.

Dico subito che inizialmente avevo qualche timore: visti i collegamenti ferroviari non proprio ottimali, sarei dovuto andare da Napoli a Termoli in macchina (due ore mezza la durata del tragitto), e tornare in tarda serata – per di più di sabato – da una zona a me totalmente sconosciuta. Per partecipare a un evento nel quale non conoscevo nessun altro relatore.

Per fortuna, i timori si sono rivelati infondati. Intanto, l’iniziativa è stata davvero interessante, soprattutto per merito della scrupolosa organizzazione di un professionista come Antonello (autore peraltro di un’ottima infografica che spiega molto bene un argomento complesso come la nuova legge elettorale).

(Sono stato pure intervistato dal TG regionale, wow!)

Quello che mi ha stupito molto, e in positivo, è stato il successivo “tour” alla scoperta di Termoli, una città che non avevo mai visto e di cui sapevo ben poco.

cattedrale-termoli

C’è anche una cattedrale romanica niente male

Di sicuro non sapevo niente del suo centro storico, né di quanto fosse “top” la cucina locale. Molto a base di pesce, per ovvie ragioni (ma mi dicono che si mangia bene anche a base di carne).

sgombro-cipolle

(Questo è stato uno degli antipasti, sgombro con crema di cipolle rosse. Se sembra buonissimo, è perché lo era davvero)

colazione-pescatore

(Quest’altro antipasto invece si chiama “colazione del pescatore”: sogliola su bruschetta di pane su un letto di olio extravergine locale. Li trattano proprio bene, i pescatori)

Quello che mi ha molto colpito, sia nelle parole di Antonello che in quelle del signor Antonio (gestore dell’osteria dove abbiamo cenato) è stato il rammarico, quasi la rassegnazione, con cui mi hanno parlato di ciò che di buono si fa in Molise. Ci sono grandi professionisti che fanno il loro lavoro con passione e dedizione, ottenendo risultati di altissimo livello (e io ne sono stato testimone privilegiato). Ma, a detta loro, tutto ciò che viene dalla loro terra viene sminuito prima di tutto dai molisani stessi. Uno strano complesso di inferiorità unito a una diffusa invidia per il prossimo, fanno sì che vi sia una sorta di “localismo alla rovescia”, per cui un buon lavoro o un buon prodotto non vengono apprezzati o valorizzati come dovrebbero dalle stesse persone che invece dovrebbero esserne orgogliose.

Personalmente la cosa mi ha intristito molto, soprattutto se penso a quanto mi abbia stufato certa retorica “revanscista” molto in voga dalle mie parti, per cui tutto ciò che è napoletano è automaticamente migliore, più genuino, più “checazzo” di ciò che non lo è, e il tutto viene mischiato ad un imbarazzante vittimismo per cui le cose che vanno male sono sempre colpa di qualcun altro. E mi domando quando arriverà finalmente il giorno in cui sapremo apprezzare le cose buone e le persone di valore indipendentemente da dove vengono o dal loro accento.

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