Focus: gli intergruppi parlamentari

Intergruppi parlamentari: cosa sono

Ogni tanto tornano ad affiorare, nelle cronache politiche più o meno di secondo piano, gli “intergruppi” parlamentari. Cosa sono gli intergruppi parlamentari? Semplicemente, delle associazioni informali – quindi giuridicamente non riconosciute, ma talvolta ben organizzate – di parlamentari. Gli intergruppi possono essere composti sia di deputati che di senatori, di qualunque gruppo parlamentare. Di norma, hanno natura tematica, ossia si costituiscono per tutelare un certo interesse o per avanzare una determinata proposta politica, in modo ovviamente “bipartisan”. A differenza dei gruppi e delle commissioni parlamentari non sono vincolati a norme che ne regolino tempi e modi di costituzione, né tantomeno la composizione: possono nascere in qualunque momento ed essere composti nel modo più vario.

Quanti sono?

Tutto ciò implica che non vi sia alcun obbligo di “pubblicità” per gli intergruppi: il dotarsi di un elenco pubblico dei componenti, o anche solo di un sito internet, è rimesso alla volontà dei componenti stessi. Paradossalmente, un intergruppo potrebbe venirsi a costituire in modo segreto, se questo si rivelasse funzionale ai suoi obiettivi. Ad ogni modo, è possibile provare a censire gli intergruppi esistenti cercando in rete informazioni e notizie sul loro conto. In questo modo siamo riusciti a catalogare ben 17 intergruppi, della natura più diversa: ciascuno non solo con un differente oggetto – com’è intuitivo – ma anche con una composizione numerica (e politica) diversa. Nonché, come detto, con una “presenza” online diversa a seconda dei casi.

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Gli intergruppi censiti (17) e principali caratteristiche

Come sono composti?

Vediamo allora come sono composti i principali intergruppi. Il più numeroso è l’intergruppo per il terzo settore, che ha tra i suoi obiettivi quello di riformare le norme del codice civile per venire incontro alle esigenze del mondo no profit. Questo intergruppo, composto da oltre 130 membri, è quasi interamente “dominio” del PD, dei cui gruppi fanno parte ben 110 componenti; a questi si aggiungono altri 12 parlamentari della maggioranza di governo (per un totale di 122 “governativi” su 140 membri totali), ma va detto che tutti i principali gruppi di opposizione hanno almeno un membro in questo intergruppo. Simile, ma a suo modo ben diversa, è la situazione dell’intergruppo per la legalizzazione della cannabis, che può contare su 113 membri regolarmente censiti. Anche in questo caso vi è una grossa presenza di membri del PD (55 membri), ma il dato politicamente più rilevante è la presenza di un gran numero di parlamentari della Sinistra (ben 26) e di 12 parlamentari del M5S. Totalmente assenti i parlamentari centristi e leghisti, mentre due membri di Forza Italia testimoniano una sensibilità verso il tema della legalizzazione anche dentro il partito dell’ex Cavaliere. Complessivamente, come si può notare nella tabella (v. sopra) gli intergruppi vedono al loro interno una prevalenza (a volte risicata, altre volte molto più netta) dei parlamentari appartenenti a gruppi che sostengono la maggioranza di governo, nonché – per ovvie ragioni numeriche – più deputati che senatori. Una significativa eccezione è costituita dall’intergruppo “Insieme per un impegno contro il cancro”, nel quale non solo i senatori sono più numerosi dei deputati, ma vi è una presenza molto consistente dei parlamentari del centro-destra (in particolare della Lega Nord; si tratta peraltro dell’unico intergruppo censito in cui i parlamentari del Carroccio sono presenti in numero rilevante).

INTERATTIVO: IL NUMERO DI COMPONENTI PER CIASCUN INTERGRUPPO

Nel complesso, gli intergruppi censiti registrano circa 600 membri tuttora in carica. Il PD è il gruppo parlamentare con il maggior numero di propri membri presenti in questi intergruppi (sono il 58% circa sul totale), seguiti a grande distanza dal M5S (8%) e da Sel-Sinistra Italiana (6,5%). I deputati sono più del doppio dei senatori (419 contro 194) così come i parlamentari di maggioranza più che doppiano quelli di opposizione (416 a 191).

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Numero dei componenti degli intergruppi (totale censiti)

Presenza online

Comprensibilmente, data la composizione così variabile, gli scopi così differenziati e le diversità di cultura politica che caratterizzano gli intergruppi in assenza di norme sulla pubblicizzazione delle loro attività, solo 3 intergruppi su 17 dispongono di un sito web proprio: si tratta dell’intergruppo sulla cannabis, quello sulla sigaretta elettronica (composto di soli 11 membri ma con un sito internet graficamente molto curato) e quello – e sarebbe ben strano il contrario – sull’innovazione digitale. Molti altri gruppi hanno invece un proprio spazio sui siti delle associazioni/organizzazioni a cui si “appoggiano” – o che ne hanno incoraggiato la nascita. È il caso dell’intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna, che ha una pagina sul sito dell’Uncem (il “sindacato” degli Enti montani). L’Osservatorio “i costi del non fare” ospita sul suo sito una pagina dedicata all’omonimo intergruppo, di cui ha incoraggiato la nascita. Lo stesso dicasi per gli intergruppi sulla mobilità ciclabile, degli “Amici del Bio” e per quelli già citati sulla lotta al cancro e in favore del non profit. Ma non ci sono solo i siti: alcuni intergruppi hanno anche uno spazio sui social network, in particolare su Facebook: l’intergruppo per la cannabis legale ha una pagina con oltre 22 mila “mi piace”, mentre quello sul TFA (tirocinio formativo attivo) ha un gruppo chiuso (cioè per entrare a far parte del quale è necessario richiedere l’iscrizione) con oltre 9mila membri.

Attività

Visto il quadro così frastagliato, non è facile monitorare e catalogare le attività di ciascun intergruppo. Va detto però che quelli con una maggiore presenza online si segnalano anche per le loro attività. Quasi tutti gli intergruppi affermano pubblicamente di perseguire i propri obiettivi mediante atti parlamentari (mozioni, progetti di legge, emendamenti, etc) ed altre attività, quali l’organizzazione o la partecipazione a seminari, convegni ed iniziative a scopo informativo. Soprattutto per ciò che riguarda gli atti parlamentari merita soffermarsi su alcuni casi: all’atto della sua presentazione alla stampa (9 giugno 2016), l’intergruppo parlamentare per l’invecchiamento attivo “rivendicava” 6 proposte di legge concernenti gli scopi dell’intergruppo (di cui una poi “assorbita” nelle norme del Jobs Act), e altre 13 a tutela degli anziani in generale (l’iter parlamentare delle quali risultava avviato solo in due casi). Più “univoca” la situazione del gruppo per la legalizzazione della cannabis, che non sorprendentemente – data la natura “single issue” dell’intergruppo – si basa su una singola proposta di legge, firmata da tutti i membri e depositata alla Camera dei deputati. Risulta invece vuota, nonostante l’accuratezza grafica generale, la sezione “Proposte di legge” sul sito dell’intergruppo per la sigaretta elettronica. Infine, vanno menzionate le – varie – proposte presentate nell’ambito del gruppo “immigrazione e cittadinanza”, una delle quali è a firma di uno dei referenti principali dell’intergruppo, l’On. Chaouki (PD).

Chi manca?

Di molti altri intergruppi non è possibile reperire – pubblicamente – informazioni sufficienti ad una catalogazione. È il caso del citato intergruppo per lo sviluppo della montagna, o di quello degli “amici della via francigena”, di cui sappiamo solo, grazie a un comunicato stampa, che è composto da 37 membri di entrambe le Camere ed è coordinato dalla On. Alessandra Terrosi (Pd). Né si hanno notizie dal pur importante (a giudicare dal titolo) intergruppo sulla cooperazione allo sviluppo: nato ad aprile 2013 su impulso di Federica Mogherini – all’epoca non ancora Mr. PESC – risultava aver raccolto “un’ottantina” di adesioni provenienti dai principali gruppi parlamentari, ma non esistono ulteriori informazioni. Altri intergruppi sono persino più evanescenti: di quello sui problemi sociali dell’ictus si sa solo che è nato nel 2016; di quello dei giovani parlamentari sappiamo a stento che una sua delegazione (guidata dall’On. Ascani, PD) si è recata in visita dal Capo dello Stato. Addirittura, dell’intergruppo sulla sussidiarietà si “deduce” l’esistenza per il provvidenziale distinguo che viene fatto sul sito dell’analogo intergruppo per il terzo settore.

Insomma, si tratta di un fenomeno certamente in piena attività ma in cui sarebbe forse necessario introdurre delle norme in favore di una maggiore pubblicità.

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