Ok alle coppie di fatto ma italiani scettici sui matrimoni gay

(articolo per Il Fatto Quotidiano)

Passate le tempeste su temi come il lavoro, la scuola, l’immigrazione e le riforme costituzionali, il nuovo terreno di scontro della politica nelle prossime settimane saranno i diritti civili. In particolare, la proposta di legge della senatrice Monica Cirinnà (PD), che dovrebbe approdare in aula al Senato il prossimo 28 gennaio. Ma, nonostante l’ampia maggioranza con cui il testo è stato approvato in commissione Giustizia (14 sì contro 8 no), il percorso della legge che intende disciplinare le coppie di fatto si preannuncia in salita.

Gli schieramenti al Senato sul ddl Cirinnà: incognita ribelli PD (contrari alla stepchil adoption) e M5s

Gli schieramenti al Senato sul ddl Cirinnà: incognita ribelli PD (contrari alla stepchild adoption) e M5s

Sulla necessità di regolare le unioni civili etero e omosessuali sembra esserci una convergenza molto ampia, ma lo scoglio è rappresentato dalla cosiddetta stepchild adoption, ossia la possibilità di adottare eventuali figli di uno dei due partner avuti in una precedente relazione. Il centrodestra (Forza Italia, Ncd, Fratelli d’Italia e Lega Nord) si è schierato per il no, ma il Pd potrebbe far approvare la legge, sommando i suoi voti a quelli di Sel-Sinistra italiana e del Movimento 5 Stelle, esattamente come in commissione; il problema è che al suo interno il Pd è diviso: sono circa 30 i senatori democratici che hanno dichiarato la loro contrarietà alla stepchild adoption, proponendo di stralciarla dal testo e di sostituirla con un’altra soluzione (il cosiddetto “affido rafforzato”). È vero che anche nel centrodestra, soprattutto in Forza Italia, ci sono diversi senatori “ribelli” disposti a votare a favore, ma non basterebbero a far passare il provvedimento, che peraltro sarà messo ai voti a scrutinio segreto. A complicare il quadro, l’intenzione del M5S di non votare il testo se questo sarà sottoposto a modifiche per venire incontro ai “malpancisti”

Ma queste divisioni tra gli eletti rispecchiano le effettive divisioni tra gli elettori? È vero che quello dei diritti civili è ancora un tema controverso? Nell’ultimo anno, vari istituti di sondaggio hanno provato a dare una risposta. Che gli italiani siano favorevoli a riconoscere per legge le unioni civili emerge da molte rilevazioni: sono il 67% secondo l’istituto Piepoli (dati di maggio 2015) e una percentuale compresa tra il 50 e il 60% secondo Renato Mannheimer in ottobre; nello stesso mese, un sondaggio Ipsos ha mostrato che circa la metà degli italiani ritiene che l’attuale legislazione italiana in materia di diritti civili sia arretrata e condivide l’affermazione per cui “qualsiasi coppia che si ama è una famiglia”. Lo stesso sondaggio ci dice che i favorevoli alle unioni civili sarebbero il 37%, ma a questi andrebbe idealmente aggiunto un altro 37% che vorrebbe introdurre i matrimoni tra omosessuali. Sui matrimoni gli italiani sono più “freddi”: si va una percentuale di favorevoli del 29% (Ferrari Nasi a ottobre) al 53% rilevato dall’istituto Demos di Ilvo Diamanti a giugno, passando per il 38% di Ipr Marketing (rilevato proprio in queste settimane) e il 40-50% secondo Mannheimer e Piepoli.

Molto interessante è anche vedere come si tratti di un tema trasversale, per capire quanto sia “giustificata” la quota di eletti Pd (e di centrodestra) in dissenso con la posizione prevalente del proprio partito. Ebbene, secondo Piepoli gli elettori del centrosinistra sono sensibilmente più favorevoli alle unioni civili rispetto alla totalità del campione (74 contro 67), mentre gli elettori di centrodestra lo sono molto meno della media (intorno al 50%, che però vuol dire che un elettore di centrodestra su due è favorevole alle unioni civili). Interessante è anche notare come l’elettorato del M5S sia quello più favorevole ai matrimoni: 60% contro il 50% complessivo, un dato confermato anche da Demos (62 contro 53). Ma da tutti questi dati emerge con chiarezza un fatto: l’allargamento dei diritti civili non è un tema divisivo in funzione dell’ideologia politica. Piuttosto, si riscontra una vera e propria frattura generazionale: di qualunque partito di tratti, la percentuale di favorevoli ai nuovi diritti (non solo unioni civili o matrimoni gay, ma anche eutanasia, aborto, uso personale di droghe leggere) è molto più alta tra i giovani, e va diminuendo al crescere dell’età. Questo spiega anche la particolare “laicità” dell’elettorato 5Stelle, la cui età media è la più bassa tra i principali partiti (secondo le indagini Cise 2014 e 2015).

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