La Lega cresce con allarme critiche e SOS immigrati

(articolo per Il Fatto Quotidiano – scritto con Andrea Piazza)

Domenica Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sono saliti assieme sul palco della manifestazione anti-Renzi in Piazza Maggiore a Bologna. Non è la prima volta che dopo un periodo di allontanamento si ricuciono gli strappi fra la Lega Nord e Forza Italia. Ma storicamente che influenza ha avuto l’alleanza con Berlusconi sul partito di Bossi, Maroni e Salvini? Ricostruiamo nel grafico i risultati elettorali della Lega, indicando se il partito nordista era alleato o no di Berlusconi al momento del voto.

storico-voti-lega

Le linee indicano le percentuali ottenute, mentre le colonne indicano i voti raccolti. Fra il ’92 e il ’94 la percentuale conseguita era simile – oltre l’8% – malgrado nel ’94 vi sia stata l’alleanza con Forza Italia nel Polo della Libertà. Il primo matrimonio non dura molto, e la Lega passa dopo pochi mesi all’opposizione in disaccordo sul tema delle pensioni. Anche qui non vediamo grandi differenze: alle Europee del ’94 (con il Carroccio in maggioranza) Bossi ottenne il 6,6%, mentre alle Regionali dell’anno successivo (dopo la rottura con Berlusconi) si fermò al 6,4%. Il periodo di flessione è interrotto dal grande successo delle Politiche del ‘96, nelle quali la Lega corse orgogliosamente da sola: 10,1% e oltre 3,7 milioni di voti, il massimo storico per il partito. Questa seconda ondata leghista si esaurì presto, e dopo la ricucitura con Berlusconi (nel 2000) risultati meno eclatanti seguiranno per quasi nove anni. Nel 2008 la Lega tornò alla ribalta e con le elezioni del triennio 2008-2010 si registrano un’altra volta percentuali a due cifre. L’alleanza con l’ex Cavaliere giunse (di nuovo) al termine con il governo tecnico di Mario Monti, che vede il Carroccio all’opposizione e il PDL in maggioranza. Il partito di Bossi, travolto dagli scandali “trota” e Belsito, crolla nelle urne fino al modesto 4,1% delle Politiche 2013. Ma la rinascita è dietro l’angolo: con la nuova leadership di Salvini la Lega torna al 6,2% delle Europee 2014 e al 9,6% delle Regionali (considerando anche il risultato della lista “Noi con Salvini” in Puglia).

Che indicazioni possiamo trarre? Il risultato del partito nordista non è negativamente influenzato dall’alleanza con Berlusconi: a dimostrarlo ci sono i risultati del 1994 e del 2008. Piuttosto, le fortune della Lega sembrano collegate alla rilevanza data nel dibattito pubblico a temi sui quali il partito ha una posizione netta, come fu il tema della corruzione alla fine della Prima Repubblica, l’emergenza sicurezza nel 2008 e, nell’ultimo biennio, l’euroscetticismo e l’ondata migratoria. A settembre 2008, ad esempio, la lotta alla criminalità e il contrasto dell’immigrazione clandestina sono priorità di governo per il 69 e il 64% degli elettori (dati Ipr). Se la Lega di Salvini si limitasse oggi a confermare i voti assoluti conseguiti nei suoi giorni migliori (circa 3,5 milioni di voti) e considerando un’affluenza intorno al 65%, oggi si attesterebbe sul 13,5%, un valore di poco inferiore all’attuale media dei sondaggi (che vede la Lega al 14,3%).

Insomma, con la nuova leadership c’è stata una crescita importante nelle intenzioni di voto alla Lega, ma in numeri assoluti non sarebbe troppo distante dai suoi massimi storici. Ma da dove nasce questa crescita di consenso? Si citava in precedenza il fenomeno dei migranti: su questo tema Salvini ha molto insistito, e insieme al contrasto ai campi rom e all’emergenza sicurezza è stato al centro della campagna mediatica leghista. La fiducia in Salvini è salita dal 10% di maggio 2014 al 20% di ottobre, per poi toccare il 27% nel periodo invernale e infine attestarsi al 23%. Una parte di questo apprezzamento personale si è tradotto in un’intenzione di voto anche al partito e così la Lega Nord è balzata al 12,5% nel dicembre scorso, raggiungendo poi il 15,8% ad agosto.

Tuttavia, questo risultato non consente al Carroccio di essere il primo dei partiti dell’area anti-Renzi: la rinnovata crescita del movimento 5 stelle porta il movimento di Grillo a essere stabilmente il primo partito delle opposizioni. Al momento con il suo 26,5% accederebbe al secondo turno previsto dall’Italicum insieme al Pd. Al contrario, la Lega Nord non riesce a sfondare al Sud e necessita dell’alleato Forza Italia per poter ambire al ruolo di primo sfidante di Renzi. La somma dei partiti di centrodestra è infatti molto competitiva (oltre il 30%) e consentirebbe a una lista unica di accedere al ballottaggio con il Pd. Solo in questo scenario potremmo vedere una sfida fra i due Matteo (Renzi e Salvini), con i 5stelle costretti al ruolo di spettatori.

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