Regionali Campania: De Luca cerca la rivincita su Caldoro

(Articolo per il CISE – scritto con Francesca Mezzio)

Con quasi 5 milioni di elettori chiamati alle urne, la Campania è la regione più popolosa tra quelle che andranno a rinnovare i propri organi di governo il prossimo 31 maggio. Per di più, è l’unica in cui i candidati dei due schieramenti principali (centrodestra e centrosinistra; a livello locale il tormentato bipolarismo italiano continua a resistere, salvo poche eccezioni) sono esattamente gli stessi di cinque anni fa: Stefano Caldoro (governatore uscente) per il centrodestra, Vincenzo De Luca (ex sindaco di Salerno) per il centrosinistra.

Nel 2010 la sfida finì nettamente a favore del centrodestra: Caldoro prevalse con il 54% dei voti e 11 punti percentuali di vantaggio sullo sfidante De Luca; il quale uscì tuttavia molto bene dalla sfida, dal momento che nel voto alle liste la sua coalizione aveva accusato un distacco molto maggiore, pari a 20 punti percentuali (58% contro 38%), facendo segnare così un “valore aggiunto” di 9 punti dovuti alla sua candidatura. Si pensò allora che De Luca fosse stato in grado di attrarre voti anche da elettori di centrodestra, trattandosi di un candidato “di rottura” con la passata gestione bassoliniana della Regione, gestione culminata nel clamoroso scandalo dei rifiuti che dal 2007 aveva messo in ginocchio la Campania. Dal canto suo, Stefano Caldoro – già ministro nel governo Berlusconi dal 2005 al 2006 – beneficiò di tale situazione e di un contesto nazionale in cui il centrodestra pareva ancora il dominatore della scena politica (le prime difficoltà, con le frizioni tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, sarebbero sorte proprio all’indomani di quella tornata elettorale). La vittoria di Caldoro fu molto netta in tutte le province, tranne quella di Salerno dove prevalse De Luca. Cinque anni dopo, i due attori principali sono gli stessi, ma molte altre cose sono cambiate.

Tab. 1 – Risultati delle elezioni regionali 2010 in Campania

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Innanzitutto, è cambiato il sistema dei partiti: a destra c’è stata la disgregazione del PDL, che ancora alle Politiche 2013 era il primo partito con il 29%; dopo il ritorno a Forza Italia e la scissione del Nuovo Centrodestra – ma soprattutto dopo l’ascesa di Matteo Renzi prima alla segreteria del PD e poi al Governo – i due partiti eredi del PDL vivono un periodo piuttosto difficile; addirittura NCD, che alle Europee 2014 ha ottenuto un discreto 5,4% nella regione, rischia un clamoroso flop dopo la scelta di De Mita (signore dell’UDC campano, che nel 2010 valeva un robusto 10%) di rompere con Caldoro e di schierarsi con De Luca. Il Movimento 5 stelle, dopo il timido debutto nel 2010, è esploso nel 2013, con un 22% poi replicato l’anno dopo alle Europee, e rappresenta oggi la più consistente alternativa al tradizionale bipolarismo.

Tab. 2 – Risultati delle elezioni politiche 2013 in Campania

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Tab. 3 – Risultati delle elezioni europee 2014 in Campania

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I cambiamenti forse più evidenti nel consenso ai partiti “tradizionali” sono quelli che hanno riguardato il Partito democratico: ben lontano dal PDL nel 2010 (con il 21%, dieci punti di meno), addirittura terzo partito nel 2013 dietro PDL e M5S, con le Europee 2014 è esploso anche in Campania ottenendo un notevole 36%, miglior risultato in una regione del meridione (con l’eccezione della “rossa” Basilicata). Dato il sistema elettorale delle regionali, la solida base di consenso del PD basta da sola a rendere il centrosinistra  molto più competitivo rispetto al 2010.

Vediamo ora, appunto, il sistema elettorale della Regione Campania. Pur avendo approvato una nuova legge (la N. 6 del gennaio 2014) è cambiato ben poco rispetto alle regionali tenutesi nel 2010. Fallito il tentativo di Caldoro di introdurre una soglia di sbarramento al 10%, l’unica differenza evidente è la riduzione dei consiglieri regionali che da 60 passano a 50 (più il presidente eletto). Per il resto rimane pressoché invariato il “vecchio” sistema elettorale: proporzionale con premio di maggioranza (60% dei seggi) a turno unico. Per garantire la rappresentanza delle minoranze, alla maggioranza non potrà andare in ogni caso più del 65% dei seggi. La soglia di sbarramento è del 3% dei voti validi, e si applica a tutte le liste tranne quelle collegate a un candidato presidente che abbia ottenuto almeno il 5%; infine, si possono esprimere fino a due preferenze, ma la seconda deve essere data ad un candidato di sesso diverso rispetto alla prima, pena l’annullamento della seconda preferenza. Quest’ultima novità, introdotta nel marzo 2009, ha effettivamente contribuito ad aumentare il numero dei consiglieri regionali donne, anche se al momento della sua introduzione fu molto contestata, addirittura con ricorso alla Corte costituzionale da parte del Governo allora in carica. Ma la Corte giudicò legittima (con sentenza n° 4 del 14/01/2010) tale meccanismo, a cui si sono in seguito ispirate altre legislazioni, compresa quella, recente, di riforma elettorale per la Camera dei Deputati (cd “Italicum”). Da segnalare la possibilità del cd “voto disgiunto”, ossia di esprimere un voto per un candidato presidente e allo stesso tempo per una lista a sostegno di un altro candidato: la differenza tra il voto ai presidenti e quello alle liste nel 2010 fu in parte dovuta anche a questo meccanismo.

Chi sono gli sfidanti di questa tornata? Di Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca abbiamo già parlato: il primo è sostenuto dai tre partiti di centrodestra (Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Fratelli d’Italia), una lista civica e diverse liste minori; il secondo, dopo aver vinto le primarie contro l’europarlamentare dem Andrea Cozzolino, è alla testa di una coalizione “classica” di centrosinistra (PD, Verdi, Psi, Idv, Centro Democratico) a cui si sono aggiunti l’UDC – come detto – e diverse liste civiche, alcune delle quali hanno suscitato un certo scalpore per la presenza di esponenti di centrodestra e/o con legami poco raccomandabili. Non c’è invece, nella coalizione di De Luca, Sinistra Ecologia e Libertà: il partito di Vendola infatti candida alla presidenza della Regione il suo segretario regionale, Salvatore Vozza, sostenuto dalla lista Sinistra al Lavoro per la Campania, che ospita anche alcuni esponenti della sinistra che non si sono riconosciuti nella coalizione di De Luca. Il Movimento 5 stelle si presenta anche questa volta da solo e senza alleati, candidando la sua attivista Valeria Ciarambino. Con una sola lista a sostegno della propria candidatura sono anche Marco Esposito (con la lista civica di ispirazione meridionalista “Mo!”).

Tab. 4 – Candidati e liste in campo per le elezioni regionali 2015 in Campania

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Riferimenti bibliografici:

De Lucia, F. e Martelli, G. Doppia preferenza: raddoppiano le donne nei consigli comunali(http://cise.luiss.it/cise/2013/06/13/doppia-preferenza-raddoppiano-le-donne-nei-consigli-comunali/)

Maggini, Nicola. 2014. “I Risultati Elettorali: Il Pd Dalla Vocazione All’affermazione Maggioritaria.” In Le Elezioni Europee 2014, a cura di Lorenzo De Sio, Vincenzo Emanuele, e Nicola Maggini, 115–24. Dossier CISE 6. Roma: Centro Italiano di Studi Elettorali. (http://cise.luiss.it/cise/download/CISE006_2014_6_tablet.pdf#page=115).

Paparo, Aldo, and Matteo Cataldi. 2013. “Le Ondate Del Movimento 5 Stelle Fra 2010 E 2013.” In Le Elezioni Politiche 2013, a cura di Lorenzo De Sio, Matteo Cataldi, e Federico De Lucia, 131–34. Dossier CISE 4. Roma: Centro Italiano di Studi Elettorali. (http://cise.luiss.it/cise/wp-content/uploads/2013/05/DCISE4_131-134.pdf).

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