Primarie e antimafia, ognuno le vede a modo suo

Puntata del 15 maggio di Omnibus su La 7, a cui ho partecipato per dare qualche numero nel finale (la solita “supermedia” dei sondaggi sulle intenzioni di voto più qualcosa sulla tanto discussa della scuola).

Per chi fosse interessato, qualche riflessione sul dibattito in studio.

Ospiti di Alessandra Sardoni erano Maurizio Gasparri (noto senatore di Forza Italia), Stefano Fassina (PD, ex responsabile economico quando il segretario si chiamava Bersani), Maria Teresa Meli (retroscenista del Corriere della sera) e Daniela Preziosi (del Manifesto). Si è parlato di vari temi di attualità, in particolare di riforma della scuola e delle elezioni regionali che si terranno tra un paio di settimane.

Non voglio soffermarmi sulla riforma della scuola: segnalo solo che durante la trasmissione le critiche più dure al disegno di legge proposto dal governo (dopo una lunga consultazione, peraltro) sono venute da un esponente dello stesso partito del Presidente del Consiglio, secondo il quale la riforma avrebbe un’impronta “neoliberista”; pane per i denti di certe spassose, quanto geniali, pagine Facebook.

[UPDATE: sulla coerenza delle posizioni di Fassina in tema di politiche neoliberiste segnalo questo articolo, scritto da qualcuno evidentemente molto più a sinistra di me, ma che trovo ineccepibile nella sostanza]

Quando il dibattito si è spostato sulle elezioni regionali, ammetto di essermi sentito un po’ spaesato: nessuno ha neanche minimamente sfiorato le questioni che riguardano il governo delle singole regioni (la gestione della sanità, il trasporto regionale, le politiche per il lavoro, l’utilizzo dei fondi europei…). L’argomento principale ed imprescindibile era “la questione morale” legata alla composizione delle liste. In particolare, la presenza di alcuni candidati discutibili (per curriculum politico o per amicizie poco raccomandabili) in una lista a sostegno del candidato del PD alla presidenza della regione Campania, Vincenzo De Luca.

Ora, io non sono un fan di De Luca, ma essendo campano mi sento chiamato in causa. Quando ho sentito che in studio si accusava Renzi di “permettere” a De Luca di candidarsi e a quest’ultimo di “permettere” a sua volta che certa gente si candidasse nelle sue liste, ho pensato: ma queste persone lo sanno che De Luca ha vinto delle cose chiamate elezioni primarie? Perché sembra un dettaglio, ma c’è un motivo per cui il tizio che qualcuno sembra ritenere il Male incarnato è il candidato del PD: perché la base elettorale del PD (e non solo) gli ha dato questa investitura attraverso le primarie forse più regolari mai svolte nella mia regione da che ho memoria, e massicciamente partecipate nonostante autorevoli appelli al non voto.

Quindi, De Luca non è un candidato “per grazia ricevuta”; soprattutto, non lo è per gentile concessione di Renzi – il quale, come molti sanno, avrebbe di gran lunga preferito un candidato che dal suo punto di vista fosse migliore. Ma De Luca ha vinto le primarie campane, come le ha vinte Michele Emiliano in Puglia, come le ha vinte Alessandra Moretti in Veneto e come le ha vinte (qua sì, tra mille polemiche) Raffaella Paita in Liguria. La responsabilità sulla composizione delle liste a sostegno di De Luca è dello stesso De Luca, e tirare in ballo Renzi fa piuttosto ridere. Tra l’altro, entrambi hanno speso parole molto dure per quei candidati, riconoscendone la pessima qualità, e invitando a non votarli. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, ma tant’è.

Secondo aspetto: l’ex magistrato antimafia Raffaele Cantone, a capo della nuova Autorità anticorruzione, ha preferito non esprimersi sulla questione “impresentabili”, scegliendo di non rispondere a chi aveva denunciato una sua “cautela” nel prendere posizione. Per questo, il senatore Gasparri ha criticato Cantone, sostanzialmente attribuendogli un certo timore di criticare – indirettamente – chi lo ha messo solo un anno fa nella sua attuale posizione, ossia Renzi. Gasparri accusa di incoerenza Cantone perché “sul Mose e l’EXPO si esprime, sui candidati di De Luca no”. Due pesi e due misure, quindi? In realtà no, basterebbe pensare che sui casi Mose ed EXPO si parla di corruzione (ciò di cui dovrebbe appunto occuparsi un’Autorità anticorruzione), mentre gli “impresentabili” di De Luca sono in taluni casi delle persone legate ad ambienti della camorra. Ecco, io prima di irridere in questo modo – e con questi argomenti – una delle poche figure limpide di questo disgraziato Paese, mi fermerei a contare fino a 10, Gasparri evidentemente no.

Ultimo aspetto: la Commissione parlamentare antimafia, presieduta dall’on. Bindi, ha annunciato uno “screening preventivo” delle tante liste di candidati per le elezioni regionali, per valutare “l’opportunità politica” di certe candidature e pubblicare i risultati prima del voto. Personamente non condivido la lettura della giornalista Meli, secondo cui si tratterebbe di uno “sgambetto” a Renzi da parte di un’esponente della minoranza del suo stesso partito (tra la Bindi e il Presidente del Consiglio non c’è mai stata molta simpatia). Io invece la trovo un’iniziativa lodevole, ma non posso non chiedermi: come mai la stessa iniziativa non fu presa in occasione delle elezioni regionali che si sono tenute in Emilia Romagna e Calabria dello scorso novembre? Forse le elezioni regionali in Campania sono a rischio di infiltrazione malavitosa e quelle in Calabria no?

Mi fermo qui. Per chi volesse rivedersi la puntata in questione, eccola qua. Il mio contributo arriva verso la fine, alle ore 9:30 circa.

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