YouTrend intervista Patrick Heneghan

Durante la prima edizione di Election Days™ uno degli speaker d’eccezione è stato Patrick Heneghan, Executive Director for Elections del Labour party britannico. Dopo il suo speech, in cui ha illustrato le strategie di mobilitazione degli elettori in prossimità del voto, ha accettato di rispondere ad alcune domande sulla politica d’Oltremanica, in particolare sui temi scottanti del referendum scozzese, del consenso all’UKIP e delle elezioni generali del prossimo anno.

Mr Heneghan, cominciamo dal “principio”: quali sono a suo avviso le ragioni per cui il Labour fu sconfitto con Gordon Brown alle elezioni 2010?

Noi del Labour siamo stati al potere per 13 anni, la gente dopo 13 anni cerca un cambiamento. Inoltre la Gran Bretagna e il mondo hanno attraversato un momento piuttosto difficile per l’economia, a partire dal 2007-2008. Credo che siano state soprattutto queste le ragioni per cui il popolo britannico, l’opinione pubblica, pensava fosse il momento di un cambio di governo.

Quindi non crede che la strategia o la campagna elettorale del Labour avesse mancato di qualcosa in quell’occasione?

Non credo ci sia stato qualcosa di sbagliato nella strategia, e non credo proprio che ci fosse qualcosa di diverso che avremmo potuto fare per vincere. Infatti, nei due-tre anni precedenti alle elezioni i sondaggi ci davano al 23-24%. Il fatto che abbiamo ottenuto il 29, quasi il 30 per cento, nonostante ciò che era successo, dimostra che la campagna elettorale non ci è stata sfavorevole. Ma gli elettori avevano già deciso nel 2008, due anni prima le elezioni, che volevano cambiare. E c’era virtualmente poco che poteva esser fatto.

A proposito del recente referendum sull’indipendenza scozzese: pochi giorni prima del voto all’opinione pubblica giunse la voce che il “Sì” fosse davanti al “No”…

Un solo sondaggio lo diceva.

Esatto, si trattava in realtà di un solo sondaggio. Eravate preoccupati da quel sondaggio? [il Labour ha fatto campagna per il “No”, ndr]

Credo che molte persone fossero preoccupate. Alla fine, se si guardano tutti i sondaggi, mostravano tutti un risultato sul 54 a 46, o 52 a 48 per il “No”, e alla fine il risultato è stato 55 a 45. Quindi tutti i sondaggi rientravano nel margine di errore; erano leggermente sbagliati, ma ancora teoricamente “giusti”. Tranne che per un sondaggio: un singolo sondaggio era piuttosto sballato, e questo ha molto colpito i media, è diventato veramente un’ossessione per loro.

Il modo con cui i media hanno dato spazio a quel sondaggio ha avuto un ruolo nella vittoria del “No”? Alcuni elettori potrebbero essersi mobilitati, in un modo o in un altro…

Viviamo in un’epoca in cui la TV è sempre accesa, l’informazione è attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7: Sky, la BBC, la CNN, e poi c’è internet. Quel sondaggio era scioccante perché “sensazionale”, nessun altro sondaggio mostrava quella situazione – e nessun altro lo ha più fatto. E questo i media lo amavano, perché amano i drammi, e qui c’era una storia con un potenziale enorme, e questo ha influenzato tutta la narrazione per giorni e giorni. Se guardiamo a ciò che è successo dopo quel sondaggio, tutti i media principali hanno mandato le loro squadre in Scozia per essere lì a tempo pieno: prima invece non c’era da nessuna parte una simile copertura televisiva. A un tratto erano tutti in Scozia, la BBC aveva piazzato le sue tende e tutto il resto.

Qual è il suo pronostico sulle elezioni generali dell’anno prossimo? In particolare, riguardo l’UKIP di Nigel Farage e la sua distribuzione del consenso.

Non posso darvi un pronostico, lavoro per il Labour.

Allora ci dica le sue sensazioni…

Noi prevediamo che sarà un’elezione molto serrata, ma siamo comunque assolutamente certi che possiamo vincerle. Molte persone hanno “flirtato” con l’UKIP nell’ultimo anno, ma penso che quando si tratta delle elezioni nazionali, i veri temi sul futuro del Paese – l’economia, il servizio sanitario – diventano centrali, e i cittadini devono decidere chi governa. Penso che l’UKIP subirà un serio calo di consensi rispetto a dove sono ora.

Anche se il Labour vincerà le elezioni, crede sia possibile che vi sia di nuovo una situazione di “hung parliament”? [nessun partito che ottiene la maggioranza assoluta dei seggi, ndr]

Noi proveremo ad ottenere la maggioranza. Un parlamento senza maggioranza è possibile, ma in un’elezione serrata possono succedere molte cose; è anche possibile che non ci sia. Ma siamo un team di persone che lavorano a tempo pieno su questo obiettivo: dobbiamo ottenere la maggioranza.

E crede che il referendum sull’adesione del Regno Unito all’Unione Europea nel 2017 sia un argomento per la campagna elettorale? Potrebbe influenzare le strategie dei principali partiti?

Non credo. Solo i Tory si sono impegnati per istituire questo referendum nel 2017. Se vinciamo noi, non ci sarà. Non pensiamo che sia un argomento importante. Se parli alla gente per strada in Gran Bretagna, non ti dicono che l’argomento principale è che vogliono uscire dall’Europa. Dicono che gli argomenti più importanti sono i prezzi troppo alti, le bollette troppo salate, le case troppo care, si chiedono “Cosa succederà in futuro al Regno Unito? Ci saranno abbastanza coperture per il servizio sanitario nazionale?”. Ecco cosa ti dicono. L’Europa non è mai stata un argomento principale per l’opinione pubblica, tranne che per qualche partito politico ossessionato dalla questione. Perciò la mia opinione è che, se anche sarà un argomento di campagna elettorale, non sarà decisivo.

Può darci un profilo degli elettori dell’UKIP alle ultime elezioni europee? C’erano più ex elettori conservatori, o c’erano anche elettori laburisti che hanno iniziato sostenere Farage? E Perché? In Francia la cosiddetta “gauche lepeniste” è un grosso tema, ex elettori di destra e di sinistra che iniziano a votare per il partito della Le Pen…

A livello nazionale, l’UKIP prende più voti dai conservatori. Ma il profilo demografico del tipo di elettori attratti dall’UKIP non è uniforme, il che vuol dire che in alcune parti del Paese c’è un numero maggiore di elettori del Labour che se ne vanno, e questo è qualcosa che ci preoccupa, perché vuol dire che l’UKIP ha fatto molto bene in certi collegi laburisti.

Questa dinamica che ci ha appena descritto ci ricorda del movimento di Beppe Grillo in Italia, che attrae in maggior numero elettori di destra o di sinistra in differenti parti del Paese.

Sì, è un ottimo paragone. Credo che sia più o meno lo stesso.

(Ha collaborato Matteo Cavallaro)

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