“Coesione sociale, rinnovamento e partecipazione: così usciamo dalla crisi”

Intervista ad Enzo Amendola, segretario regionale del PD Campania

Crisi economica: quasi ogni giorno, istituzioni come Istat o Bankitalia forniscono scenari e previsioni sempre più tragiche che riguardano specialmente giovani, donne e residenti al sud con basso reddito. La Campania soffre la crisi più di altre regioni. Da segretario regionale del PD come valuti le misure del governo nazionale e soprattutto quelle attuate dal governo regionale?

«In un’intervista rilasciata due mesi dopo la sua elezione, il presidente Caldoro disse pubblicamente: “Io farò come la Merkel: austerità sui conti pubblici, risanamento del debito e politiche per la crescita”. Quell’intervista, che è passata inosservata, diceva una grande verità: che la dottrina economica delle destre europee – in italia perfezionata da Tremonti insieme ai suoi amici in camicia verde – anche in Campania è stata alla base delle politiche di risanamento di Stefano Caldoro. Dopo due anni, tagli lineari e aumenti di tasse non solo hanno acuito la recessione, che al momento di quell’intervista stava per arrivare, ma soprattutto ci lasciano indifesi rispetto alla possibilità di intervenire con meccanismi anticiclici e antidepressivi. Quindi in Campania la recessione si è trasformata in depressione, e la linea economica del centrodestra, sin dal momento delle elezioni, è andata a peggiorare le già difficili condizioni di partenza. Il punto ora è che con il governo Monti bisogna ricostruire politiche e interventi di crescita, riqualificare la spesa pubblica e fare riforme nel comparto dei diritti pubblici di cittadinanza, che mantengano la capacità di tutela verso le fasce più deboli.»

L’inasprimento della crisi economica si accompagna ad una vera e propria crisi di legittimità che colpisce la fiducia nelle istituzioni e nei soggetti poltiici, a cominciare dai partiti: come pensi che si debba muovere il PD per restituire la fiducia nella politica ai cittadini, a cominciare dai giovani?

«In questo momento noi stiamo ricostruendo l’Italia, quindi in questa fase di emergenza il compito è non solo quello di mantenere coesione sociale e possibilità di crescita, ma anche quello di ristrutturare a tutti i livelli i meccanismi decisionali. Il PD ha presentato proposte di riforma non solo della legge elettorale, ma anche della composizione e dei meccanismi parlamentari, e si deve continuare anche sulla strada di un decentramento che eviti un’eccessiva gestione e intermediazione dell’ente regione: questa opera di riforma e dimagrimento del potere politico dobbiamo portarla a termine senza remore, perchè solo una politica riorganizzata e più efficiente può lavorare al meglio e superare quella diffidenza oggi molto radicata nei cittadini. Quindi il nostro compito da un lato è di intervenire sulle istituzioni, dall’altro agire in prima persona in maniera molto più sobria, austera e partecipativa, dando l’idea che la politica sia soprattutto servizio civile ed una missione al servizio dei cittadini, che oggi invece pensano che la politica si serva di loro e non risolva i loro problemi.»

A proposito di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini in politica: quest’anno 10 milioni di italiani andranno al voto per le amministrative, l’anno prossimo ci saranno le elezioni politiche nazionali; e quest’anno si svolgeranno molti congressi locali del PD per poi arrivare nel 2013 a quello nazionale: tu da giovane dirigente emergente, speri che queste occasioni portino ad un rinnovamento della classe dirigente?

«Senza dubbio. La trasformazione della politica, un rinnovamento del personale poltitico, fondato sul merito e sulla capacità di dialogo coi cittadini è fisiologico e anche necessario. Dobbiamo ricandidarci al governo nazionale del paese, ma senza riproporre la “squadra del ‘96”, così come è necessario un rinnovamento della classe dirigente a tutti i livelli. In campania tutti i segretari locali e i responsabili hanno un’età media sotto i 40 anni, quindi noi abbiamo dato un buon segnale ma dobbiamo continuare a darne. Non è una questione generazionale meramente anagrafica, è una questione di rinnovamento della classe politica che serve a questo paese.»

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