Focus: elezioni politiche spagnole

(Articolo per The Fielder)

L’era Zapatero si chiude così com’era iniziata: con una brusca inversione di tendenza nei rapporti di forza. Nel 2004, fu la vittoria (inaspettata) dei socialisti del PSOE e del loro giovane leader a mettere fine ad una legislatura in cui i popolari di Aznar avevano potuto contare su una solida maggioranza di 183 seggi su 350. Oggi è come se gli orologi fossero tornati indietro: il Partido Popular fa anzi ancora meglio, si aggiudica 186 seggi su 360, e conquista quella maggioranza assoluta tanto temuta da Rubalcaba (candidato socialista) non solo alla Camera bassa (Congreso) ma anche al Senato del Regno. Il nuovo premier Rajoy (lo stesso sconfitto da Zapatero sia nel 2004 che nel 2008) ha di fronte a sé una sfida titanica: far uscire un Paese (il quarto per dimensioni della zona Euro) da una crisi che in Spagna si è rivelata più forte che altrove. Ma, nonostante la disoccupazione ed il debito pubblico lanciati al galoppo, Rajoy potrà contare su una maggioranza monopartitica e solida.

I popolari del PP hanno guadagnato voti e seggi quasi ovunque. Infatti, rispetto alle precedenti elezioni del 2008, il PP avanza del 5,7% (44,6% contro 39,9%), dato che si traduce in oltre mezzo milione di voti. Ma la misura della novità di queste elezioni è rappresentata, invece, dal vero e proprio crollo del PSOE, che ha perso 4 milioni e trecentomila voti, oltre 15 punti percentuali. Questi (tanti) voti persi sono certamente da ricercare nell’astensione, aumentata di 2 punti rispetto al 2008: probabile effetto degli indignados, che hanno fatto campagna per il non-voto. Ma soprattutto, il flusso elettorale è confluito verso quei soggetti che hanno offerto un’alternativa da sinistra ai socialisti, ormai irrimediabilmente screditati agli occhi dell’opinione pubblica. Si spiega così il balzo in avanti di Izquierda Unida (700.000 voti) che passa dal 3,8 %al 7% e da 2 a 11 deputati, e della varie forze locali, che da sempre hanno avuto un forte radicamento. In questa occasione, hanno fatto razzia dei voti che in passato Zapatero aveva conquistato grazie alla sua politica dialogante nei confronti delle autonomie locali: anche così va letta la conferma di Convergencia I Unio come primo partito in Catalogna, dopo il recente exploit alle elezioni regionali. Per non dire di Amaiur, la nuova forza progressista impostasi come primo partito nei Paesi Baschi con il 24% e che ha portato in parlamento 7 deputati. Sembrano cifre da poco, se si considera la maggioranza conquistata dal PP; ma la realtà è che il sistema elettorale spagnolo, che tende a premiare i due partiti maggiori, ha punito severamente il PSOE per i tanti voti persi, regalando al partito di Rajoy oltre 30 deputati (e la maggioranza assoluta) a fronte di un aumento “soli” 550.000 voti.

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