Germania, avanzano i Pirati (e rovinano i piani della SPD)

(Articolo per YouTrend)

In Germania il trend che vedeva il fronte progressista prendere il largo nei sondaggi si è interrotto: terzo incomodo un partito fuori dagli schemi, quello dei Pirati.

Poco più di due anni fa, le elezioni federali tedesche riportarono al governo una coalizione di centro-destra (la cosiddetta “alleanza borghese”) dopo 4 anni di Grosse Koalition. Le elezioni del 2005 infatti non avevano fornito un chiaro vincitore, e per 4 anni SPD e cristiano-democratici si erano divisi l’onore e l’onere di governare il più grande fra i Paesi dell’UE. Ma con la chiara vittoria del 2009, Angela Merkel e la CDU posero le basi di quello che doveva essere un mandato all’insegna delle riforme anti-crisi, potendo contare su una solida alleanza, oltre che con i bavaresi della CSU, con i liberali della FDP guidati dal carismatico Guido Westerwelle, che avevano raggiunto un notevole 14,5%.

Ma dopo poco più di un anno i consensi del governo si ridussero drasticamente: tutti i sondaggi iniziarono a rilevare un vero e proprio crollo dei liberali (prima sotto il 10%, poi addirittura sotto il 5%, soglia critica poiché chi consegue un risultato inferiore non ottiene seggi al Bundestag), e contemporaneamente un’esplosione dei Verdi (Grünen), attestatisi regolarmente sopra il 20% e che in taluni momenti (si vedano le elezioni regionali in alcuni Länder) insidiavano alla SPD il ruolo di primo partito progressista.

Questo trend si è consolidato fino a tutta l’estate di quest’anno. Poi, alle elezioni comunali di Berlino, la sorpresa: il partito dei Piraten (una sorta di movimento “grillino” in salsa teutonica, molto presente su Internet, formato essenzialmente da giovani con un elevato livello di istruzione e senza un leader carismatico unico) ottiene l’8,9% e ben 15 seggi su 141 del consiglio comunale della capitale. È l’esplosione di un partito nato già da alcuni anni, che alle elezioni del 2009 aveva ottenuto solo il 2% dei consensi.

Da quel momento i sondaggi (come si può notare nel grafico) hanno iniziato a registrare un consenso per il partito dei Pirati che si è stabilizzato ben oltre la fatidica soglia del 5% nazionale. Ma non è tutto: a ben vedere, si può notare come l’ascesa di questo movimento abbia sottratto voti sostanzialmente all’area progressista. I socialdemocratici continuano ad essere in affanno (la soglia obiettivo del 30% pare irraggiungibile) mentre i Verdi hanno cominciato a calare, scendendo stabilmente sotto il 20%. Di contro, continua la crisi – che pare irreversibile – dei liberali, mentre la sinistra “radicale” (Die Linke) non sembra risentire della concorrenza dei Pirati (che taluni criticano per aver ospitato al suo interno idee ed esponenti della destra estrema).

Tutto ciò ha ovviamente delle conseguenze importanti sul piano politico nazionale. Nonostante l’alleanza borghese conservi ancora una solida maggioranza al Bundestag(vedi grafico), i dissidi tra membri liberali e conservatori cattolici (soprattutto sui temi di rilevanza europea, come il sostegno ai Paesi in difficoltà o il ruolo della BCE) impediscono alla coalizione della cancelliera Merkel di risollevarsi in vista delle prossime elezioni.

Ma l’influenza maggiore derivante dall’entrata in scena dei Pirati tedeschi si registra, come abbiamo visto, nelle file dell’opposizione progressista. Fino all’estate scorsa, i sondaggi prefiguravano una situazione, in caso di elezioni, come quella che possiamo vedere nel grafico qui accanto: socialdemocratici e Verdi, già alleati al tempo dei governi Schröder, avrebbero ottenuto una maggioranza largamente sufficiente a governare, senza temere insidie da parte della Linke – i cui rapporti con la SPD non si sono mai del tutto “sanati”; e la CDU/CSU sarebbe rimasta sola all’opposizione da destra, venendo a mancare i liberali che non avrebbero raggiunto il 5%.

Lo scenario che prospettano invece i sondaggi dell’ultimo periodo è ben diverso: si confermerebbe la sparizione dei liberali dalla Camera, ma con l’ingresso dei Pirati (non assimilabili né alla sinistra né alla destra – in questo somigliano molto al Movimento 5 Stelle italiano) si ridurrebbero gli spazi per SPD e Verdi; i quali, a meno di non scendere a patti con la Linke (eventualità piuttosto improbabile) si troverebbero sprovvisti della maggioranza, e a quel punto si ripeterebbe lo scenario del 2005, che portò alla Grosse Koalition tra SPD e CDU/CSU.
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