“Governo Monti indispensabile, la politica ritrovi il coraggio di fare scelte strategiche”

Intervista al consigliere regionale Antonio Marciano: le sfide del nuovo governo Monti, le sfide della politica tra rilancio nazionale e quello della regione Campania

Partiamo con una prima considerazione di carattere nazionale: che giudizio dà del passaggio che ha portato al governo il professor Mario Monti, e quali pensa che debbano essere le priorità del suo esecutivo?

Il governo Monti era una condizione necessaria e indispensabile, visto il contesto. Va riconosciuto il grande ruolo giocato dal Capo dello Stato, principale presidio di democrazia ed autorevolezza del nostro Paese. Come PD abbiamo fatto bene a dare da subito la disponibilità a sostenere un governo composto esclusivamente da tecnici per consentirgli di lavorare con serenità per il tempo necessario ad attuare alcune riforme: a cominciare da quelle di natura economica per sostenere le difficoltà del Paese, non solo sul piano produttivo ma anche e soprattutto su quello sociale, se pensiamo alle difficoltà delle famiglie e alle nuove povertà che avanzano. Poi sullo sfondo ci sono da fare delle riforme di natura istituzionale, anche per rispondere al malessere espresso dai tantissimi che hanno firmato per il referendum: quindi riforma elettorale, riduzione dei parlamentari, abolizione delle province. Se si chiedono sacrifici al Paese, non possono esserne esentati coloro che hanno un ruolo nelle istituzioni e che devono ritrovare il senso di sobrietà ed equità.

Da consigliere regionale della Campania, come giudica in particolare il fatto che non vi siano più esponenti leghisti alla guida di ministeri volti ad attuare il federalismo, e vi sia invece un nuovo ministero intitolato della “Coesione territoriale”?

Il titolo dato al ministero che prima era degli affari regionali è indicativo della volontà di tenere insieme questo Paese. La discussione che abbiamo avuto negli anni scorsi sul federalismo, animata in modo fuorviante e ideologico da parte della Lega, sembrava voler dire “ciascuno auto-organizzi dentro i propri confini regionali il destino delle nostre comunità”, col rischio sempre presente di una lacerazione tra i vari territori, ossia tra Nord e Sud. Dare questo nuovo ministero ad una personalità come Fabrizio Barca credo sia una svolta e un passo in avanti sul terreno dell’unità nazionale, anche attraverso un gesto simbolico politicamente molto forte.

Con gli ultimi provvedimenti in materia economica il governo Berlusconi ha tagliato trasferimenti agli enti locali per milioni di euro; ciò ha causato difficoltà enormi sul piano dei servizi, come possiamo ben vedere proprio qui in Campania. Lei è ottimista sul fatto che anche su questo versante il governo Monti possa segnare una svolta?

Nessuno immagina che poiché è cambiato il governo possano cambiare da sole le condizioni del Paese, sia chiaro. A questo esecutivo spetteranno delle scelte anche impopolari, come accade ogni volta che non si affrontano per molto tempo problemi strutturali. Una politica fatta soltanto di tagli orizzontali, senza riorganizzare i servizi essenziali, il suo sistema di potere, e soprattutto senza idnicare in quale direzione investire le poche risorse che si hanno è una politica sbagliata. Una politica all’altezza della situazione invece deve ripensare i suoi modelli di spesa, aggredisce davvero le aree di inefficienza e di spreco che continuano a permanere nel sistema statale, e però poi decide di far ripartire l’economia e lo sviluppo: anche nell’economia globalizzata del terzo millennio non possiamo pensare che lo sviluppo economico possa prescindere da un forte intervento pubblico nell’economia del Paese. Certamente sono necessarie scelte impopolari, ma salvaguardando alcune cose: il sistema di welfare va rivisto, ma senza abbatterlo; il trasporto locale è solo una spesa, o piuttosto è un servizio essenziale, un investimento in termini di produttività e di civiltà, di progresso? Da questo punto di vista in passato ci si è mossi un po’ alla cieca, producendo i guasti che vediamo.

A questo proposito, come valuti l’attività della giunta e del consiglio regionale in questo contesto di crisi e di sempre minori risorse economiche? Cosa si sta facendo per lo sviluppo locale, per l’occupazione giovanile? Il problema dei rifiuti, che in provincia è ancora persistente, è presente nell’agenda delle istituzioni regionali?

Accanto all’inadeguatezza del governo Berlusconi, ha brillato per la sua assenza il governo regionale, che in questo anno e mezzo si è limitato a riprodurre in sedicesima le politiche sbagliate dell’esecutivo nazionale senza capire quali fossero gli asset strategici sui quali una comunità regionale come la Campania può ripartire. Ci viene detto che bisogna tagliare su servizi alla persona, politiche della salute, trasporto pubblico e welfare locale, e allo stesso tempo si discute dell’aumento degli assessori. Dobbiamo stare attenti a pensare che basti una politica di tagli e contenimento della spesa pubblica per far ripartire l’economia e mettere in sicurezza questa comunità. Rischiamo di attraversare una fase di ulteriore crisi, e soprattutto di consegnare alle giovani generazioni una Regione più fragile, con meno opportunità, meno competitiva sul mercato globale. Ovviamente si pone il tema della qualità di chi è al governo, che è legittimato a governare e ne ha il dovere: ma se si guarda alla qualità e alla quantità dei provvedimenti della giunta e del consiglio ci si rende conto che siamo lontani mille miglia dalle necessità del momento: con l’ulteriore paradosso che le inaugurazioni delle infrastrutture che sono avvenuti in questi diciotto mesi sono dovuti all’opera della giunta precedente. Ora per vedere speso un euro di fondi europei dovremo aspettare la seconda metà del 2012. Mi auguro che i cittadini possano sempre più controllare l’operato dei loro rappresentanti sul sito istituzionale della Regione per poter meglio scegliere la prossima volta che saranno chiamati a farlo.

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