Berlusconi mai così in basso

Nelle ultime settimane i sondaggi segnalano un vero e proprio crollo del centrodestra

Che le elezioni amministrative (e i referendum) fossero stati uno spartiacque nella geografia del consenso, era argomento già noto e trattato sul nostro giornale. Nel corso dell’estate, e nelle settimane successive si poi è ulteriormente rafforzata una tendenza inequivocabile: il centrodestra è in crisi insarrestabile, mentre il centrosinistra, superata quota 40%, si rafforza e in alcuni casi viene accreditato di un vantaggio sul centrodestra di ben 10 punti percentuali, quando non addirittura di più.

Vediamo prima i dati dei due principali partiti: il PDL era sceso stabilmente sotto il 30% già in primavera, per poi mantenersi al di sotto di tale soglia ininterrottamente in seguito alle amministrative. Contemporaneamente, il PD ha registrato una lenta, ma progressiva risalita, che lo ha portato ad insidiare la posizione di primo partito nazionale, e infine a mantenerla nonostante il 30% non sia stato ancora raggiunto. Attualmente entrambi i partiti risultano comunque molto vicini, con un PDL intorno al 25-26% e il PD tra il 27 ed il 28%.

Per quanto riguarda gli altri partiti appartenenti ai due schieramenti, la novità principale riguarda la dinamica della Lega Nord: in passato, dalle Europee 2009 in avanti, si è osservato come la Lega abbia fatto da camera di compensazione per tutti i voti incessantemente persi dal PDL dopo il massimo storico delle Politiche 2008 (37,3%). Negli ultimi mesi invece, anche in seguito alle polemiche interne al partito di Bossi, la Lega è prima scesa sotto la soglia del 10% – per la prima volta da due anni – e poi è scesa addirittura sotto il 9%, anche se la maggior parte degli istituti continua a registrarla come la terza forza politica del Paese.

Nel centrosinistra, lo stato di forma del PD non sembra aver nuociuto né all’IDV né a SEL. Infatti, in precedenza la somma di questi due partiti si aggirava stabilmente tra il 12 e il 15% ed era inversamente proporzionale sia rispetto stato di forma del PD sia al suo interno: quando SEL era forte, IDV scendeva, e viceversa. Oggi entrambi sono in grande stato di forma: grazie alla forte popolarità di Vendola, SEL è stabilmente rilevata sopra l’8% ormai da molti mesi, mentre l’IDV, complice anche la forte visibilità precedente e successiva ai referendum di giugno, si è anch’essa conquistata un consenso superiore al 7% (vicina al record storico dell’8% delle Europee).

Veniamo al terzo polo: l’UDC continua ad essere il primo partito della coalizione centrista che punta dichiaratamente a scalzare Berlusconi dalla leadership del “campo moderato”. In settembre il partito di Casini risultava particolarmente tonico, sempre sopra il 7%, mentre nelle ultime settimane il suo consenso sembra essere sceso sotto tale soglia. Più delicata la situazione di FLI, il giovane partito di Fini, che dopo l’exploit iniziale non ha più saputo risollevarsi dalla crisi di consensi in seguito al 14 dicembre ed ora galleggia tra il 3 e il 4%. Nel suo complesso il terzo polo continua comunque a mantenersi ben al di sopra del 10%, con punte del 13%.

Per quanto riguarda i piccoli partiti orbitanti intorno alla galassia (passata e presente) del centrosinistra, la Federazione della Sinistra (unione tra Rifondazione e Pdci) è ormai in crisi irreversibile: nessun sondaggio le assegna da mesi un consenso che raggiunga anche solo il 2%. Intorno al punto (o al mezzo punto) percentuale, altre forze “storiche” come Verdi, Radicali e Socialisti. Ma risultati simili fanno registrare anche i partitini di centrodestra, come La Destra di Storace, l’MPA di Lombardo (nel terzo polo) e i vari movimenti “sudisti” alleati di Berlusconi. Molte case sondaggistiche addirittura omettono di rilevarli.

In chiusura, un doveroso cenno va fatto nei confronti del MoVimento 5 stelle ispirato al comico-guru Beppe Grillo. Dopo molti mesi in cui gli istituti che lo rilevavano (non molti, a dire il vero) non gli assegnavano quasi mai un consenso superiore al 2%, a partire dalle elezioni amministrative il M5S ha fatto registrare consensi sempre crescenti, spesso anche superiori al 4%, cifra su cui si è stabilizzato e che ha un’importanza fondamentale: sia con la legge elettorale vigente, sia con quella precedente che ritornerebbe in vigore con il referendum, il 4% è la soglia di sbarramento che le liste non coalizzate devono superare per ottenere rappresentanti in Parlamento. Se il trend dovesse confermarsi nei prossimi mesi, la prossima legislatura potrebbe essere la prima con dei “grillini” eletti alla Camera dei Deputati.

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