Tra i due referendum la spunta il “mattarellum”

Raggiunto l’obiettivo delle 500.000 firme da parte dei promotori, che vogliono far rivivere la precedente legge elettorale Mattarella

Negli ultimi giorni a disposizione, con un notevole rush finale, i quesiti per l’abolizione dell’attuale legge elettorale hanno abbondantemente superato le 500.000 firme necessarie. I promotori del referendum, a poche settimane dalla scadenza (il 30 settembre) avevano dato il via ad una massiccia mobilitazione organizzata, coordinandosi con i vari soggetti aderenti (partiti, movimenti, associazioni). Ora si attenderanno le valutazioni dell’apposito Ufficio centrale presso la Cassazione circa la validità delle firme raccolte, e in seguito della Corte costituzionale a proposito dell’ammissibilità dei quesiti. Proprio questo secondo controllo desta più d’una preoccupazione. Ma andiamo con ordine.

Il referendum in questione è stato proposto dal costituzionalista Andrea Morrone (presidente del comitato) e dall’on. Arturo Parisi (del Partito democratico). Due sono i quesiti per cui sono state raccolte le firme: il primo chiede l’abrogazione totale della legge Calderoli del 2005, il secondo un’abrogazione parziale, mediante l’eliminazione di alcune norme della suddetta legge. L’obiettivo dei promotori è quello di far attivare il cosiddetto “principio di reviviscenza”, in base al quale abrogando una legge – che a sua volta ne abrogava una precedente in materia – tornerebbe appunto in vigore quella precedente. Molti sono i dubbi, citati da altri costituzionalisti (anche tra coloro che, in via di principio, si sono dichiarati d’accordo con l’obiettivo del referendum), circa l’ammissibilità di tale principio se applicato alla legge elettorale: la Consulta già in passato si era espressa in senso contrario, affermando che la normativa risultante del referendum dovesse essere direttamente e immediatamente applicabile. Ma i promotori garantiscono che i loro quesiti passeranno il vaglio e che, a febbraio, la Corte indirà il referendum tra aprile e giugno.

Quali sono, più precisamente, gli effetti di questo referendum? Come detto, si abrogherebbe l’attuale legge elettorale, meglio nota come “porcellum” (il suo stesso estensore Calderoli la definì “una porcata” in diretta tv). Quindi non ci saranno più i premi di maggioranza (55% dei seggi alla coalizione più votata), le coalizioni non dovranno più indicare preventivamente il nome del candidato alla presidenza del Consiglio (norma da molti definita incostituzionale), non ci saranno soglie di sbarramento plurime e contradidittorie (il 4% nazionale alla Camera e l’8% regionale al Senato, che diventano rispettivamente 2% e 3% purché si faccia parte in una coalizione). Ma, soprattutto, le Camere non sarebbero più composte da parlamentari interamente nominati dalle segreterie di partito: il “porcellum” è infatti un proporzionale di lista senza la possibilità di esprimere preferenze (si parla quindi di “liste bloccate”).

Di tutt’altra concezione la legge che tornerebbe in vigore, la Mattarella – meglio nota come “mattarellum”. Introdotta nel 1993, a seguito dei referendum che archiviarono la Prima Repubblica, la legge introdusse un sistema misto: il 75% dei seggi, sia alla Camera che al Senato, sarebbe stato assegnato con il sistema maggioritario a turno unico, in collegi in cui ciascun partito/coalizione presentava un solo candidato. Il rimanente 25% era invece assegnato con un meccanismo di recupero proporzionale, leggermente differenziato tra le due Camere. Con il “mattarellum” si votò tre volte: nel 1994, nel 1996 e nel 2001, con esiti altalenanti. Nel inoltre 1995 fallì, per pochissime migliaia di voti, un referendum che abrogava anche la quota proporzionale.

I critici del referendum sostengono che neanche così si risolverebbe il problema della selezione dei candidati, dal momento che sarebbero comunque i partiti a scegliere chi candidare nei vari collegi. I promotori ribattono invece che con questo sistema si confronterebbero più candidati, di cui solo uno si conquisterà la vittoria sul campo: sarà molto più difficile, per un perfetto sconosciuto (magari candidato solo perché parente/portaborse di un notabile di partito) risultare eletto. Ad ogni modo, si potranno sempre ricorrere a primarie di coalizione in ciascun collegio per scegliere i candidati, come molti nel Pd hanno proposto e auspicato.

Anche in quest’occasione, tuttavia, il referendum è stato accompagnato da polemiche. Non soltanto, come abbiamo visto, sull’ammissibilità o meno dei quesiti. Oltre a quella di Morrone e Parisi infatti era stata avanzata un’altra proposta referendaria in materia: quella di Stefano Passigli, costituzionalista ed ex parlamentare, insieme con l’illustre politologo Giovanni Sartori. La proposta Passigli si proponeva in sostanza di mantenere l’impianto proporzionale dell’attuale legge, eliminando però il premio di maggioranza e le liste bloccate, e introducendo un’unica soglia di sbarramento nazionale del 4% alla Camera – mentre al Senato si sarebbe votato in collegi uninominali, ma la ripartizione sarebbe stata proporzionale e su base regionale, di modo che la soglia di sbarramento “implicita” sarebbe variata a seconda dei seggi che ciascuna regione mette a disposizione.

Le polemiche sono nate quando una parte del Partito democratico si è divisa sulle due opzioni referendarie, l’una maggioritarista, l’altra proporzionalista. Il segretario Bersani era intervenuto ribadendo che la linea del Pd sui referendum era quella di astenersi da appoggi espliciti, rimandando alle diverse sensibilità personali. Tra i due comitati promotori ci si era accordati per sospendere la raccolta delle firme in attesa di sviluppi. Sviluppi che sono giunti quando, cogliendo in contropiede il comitato diretto da Passigli, vari esponenti politici di primissimo piano (Veltroni, Di Pietro, Vendola, addirittura Romano Prodi) si sono espressi pubblicamente a favore della proposta “pro-mattarellum”, imponendo una ripresa ed un’accelerazione della raccolta delle firme che ha portato al raggiungimento dell’obiettivo.

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2 thoughts on “Tra i due referendum la spunta il “mattarellum”

  1. sarei propenso ad uno sbarramento del4%,UN BONUS PER CHI VINCE LE ELEZIONI,E L’ESCLUSIONE DELLE PERSONE CONDANNATE IN PRIMO GRADO PER CONCUSSIONE O ALTRI REATI.

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  2. Antonio, sulla necessità di alzare lo sbarramento (oggi facilmente aggirabile col meccanismo delle soglie “ad hoc” previsto dalla legge in vigore per i partitini che si coalizzano) sono perfettamente d’accordo. Sul bonus ci sarebbe da discutere se assegnarlo ad un partito o ad una coalizione, se legarlo ad una soglia minima o meno, se farlo consistere in una percentuale di seggi totale o un numero di seggi aggiuntivo…e così via. Ma anche qui in via di principio non ci vedo nulla di sbagliato. E sono d’accordissimo anche sull’esclusione dei condannati per reati gravi e contro la pubblica amministrazione, purché però si tratti di condanne definitive.

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