Nuovo rinvio a giudizio per Berlusconi

Milano, l’accusa è rivelazione di segreto d’ufficio per le intercettazioni Fassino-Consorte nel 2005

E quattro. Non bastassero i chiari di luna poco rassicuranti (l’economia europea che declina lentamente, ma inesorabilmente) e le imbarazzanti prestazioni del governo in materia di politica economica – ne abbiamo trattato lungamente il mese scorso su queste pagine – l’Italia deve anche fregiarsi del poco ambito primato di avere un capo di governo, Silvio Berlusconi, imputato in ben quattro processi penali contemporaneamente.

Come si sa, le vicissitudini giudiziarie di Berlusconi ne hanno segnato fin dall’inizio l’esperienza politica; nel Paese l’opinione pubblica è praticamente divisa tra chi sostiene che le prime abbiano fatto sempre parte di un complotto per compromettere la seconda, e chi invece è convinto che senza la preoccupazione di conseguenze fatali sul piano penale il tycoon di Arcore non sarebbe mai “sceso in campo”, garantendosi perpetua impunità.

Quello che non era ancora capitato era appunto che l’attuale presidente del Consiglio fosse imputato in quattro differenti processi. Il più famoso è certamente il cosiddetto “processo Ruby”, in cui il premier è accusato di prostituzione minorile (avendo giaciuto dietro compenso economico con la, signorina Karima El Marough, all’epoca dei fatti minorenne) e concussione (avendo telefonato alla Questura di Milano per far sì che la suddetta fosse rilasciata dopo un arresto per furto, invece di essere affidata ad una comunità come su disposizione del magistrato competente).

Poi c’è l’altrettanto famoso “processo Mills”, in cui il premier deve combattere contro il reato di corruzione, nonché contro il principio di non contraddizione – dal momento che esiste una sentenza passata in giudicato in cui c’è scritto che “Mills fu corrotto da Berlusconi” (per questo, l’avvocato inglese era stato condannato in primo grado e in appello, reato prescritto in Cassazione). Berlusconi è anche imputato, insieme allo stesso Mills, a Confalonieri e a svariati altri dirigenti di Mediaset, in un processo con l’accusa di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio in relazione alla compravendita di diritti televisivi.

Finora questi erano i processi in corso. È delle scorse settimane la notizia che Berlusconi sarà imputato in un ulteriore processo, sempre a Milano: l’accusa è di rivelazione di segreto d’ufficio, e la vicenda riguarda la famosa intercettazione tra l’allora segretario Ds e Giovanni Consorte di Unipol (“abbiamo una banca?”), pubblicata sul “Giornale” di proprietà di Berlusconi e che ebbe profonde ripercussioni politiche. L’intercettazione, mai trasmessa agli atti perché irrilevante, fu venduta a Berlusconi da Roberto Raffaelli, titolare della società che forniva gli strumenti per le intercettazioni. Il pm aveva in realtà chiesto l’archiviazione, ma dopo il rifiuto del gip Stefania Donadeo, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per il premier.

Per la cronaca, Berlusconi è stato anche indagato a Trani per concussione e minacce nei confronti del commissario AgCom Innocenzi (lo scopo del premier era far chiudere la trasmissione “Annozero”); a Roma, tali reati sono stati declassati a “semplice” abuso d’ufficio. Sempre a Roma, Berlusconi è indagato anche per diffamazione, a seguito di una querela del presidente della Lega Coop dopo che il premier aveva insinuato contiguità tra queste e la malavita organizzata.

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