Le anime del centrodestra in consiglio regionale

I partiti e le correnti con cui deve fare i conti la giunta del governatore Caldoro

Meno di un anno fa, il 29 marzo 2010, il centrodestra vinceva le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale della Campania, e Stefano Caldoro succedeva ad Antonio Bassolino come presidente della Regione. Caldoro ottenne una netta vittoria, staccando di 9 punti il diretto  il candidato di centrosinistra Vincenzo De Luca. Con il 54% dei voti, e in virtù della legge elettorale regionale, al centrodestra andò un premio di maggioranza di 38 seggi su 59.

Questo non sembra tuttavia sufficiente perché Caldoro possa dire di contare su una maggioranza solida e forte. Certo, i numeri dipingono una situazione in consiglio rassicurante, per il centrodestra. Ma i numeri bisogna saperli leggere, a cominciare dall’effettiva composizione di quei 38 seggi di maggioranza.

Tolti i 21 seggi spettanti al PDL (di cui parleremo più avanti), i rimanenti 17 seggi si distribuiscono tra partiti medi, piccoli e piccolissimi. Un seggio a testa per i partitini dell’1-2% (La Destra, Alleanza di popolo, Alleanza di centro); Udeur e Noi Sud, con il loro 3-3,5%, possono contare su due seggi ciascuno; infine la lista civica “per Caldoro Presidente” può contare su 4 seggi. E poi c’è l’Udc, che con il 9% ottenuto alle Regionali dispone di 6 seggi in consiglio: da soli non sono determinanti, ma potrebbero diventarlo se votassero contro la maggioranza, visto che da quel momento ciascun voto diventerebbe preziosissimo, a cominciare da quello dei piccolissimi partiti. La posizione dell’Udc risentirà molto, oltre che degli sviluppi sul piano locale, dalle mosse del partito nazionale: a inizio febbraio, pressato dalla difficile situazione politico-giudiziaria, è stato lo stesso Silvio Berlusconi a sbottare chiedendo l’uscita dell’Udc da tutte le giunte locali di centrodestra. Anche se questo scatto di nervi non ha avuto – ed è logico supporre che non avrà – effetti diretti e immediati sulla tenuta della giunta regionale campana, il filo rosso che congiunge le dinamiche della politica nazionale con quelle della politica locale è una variabile da tenere in considerazione.

Ma il corpo centrale della maggioranza di centrodestra è, come detto, il Pdl. Il quale è tutt’altro che un monoblocco granitico – come l’immagine che si sforza di dare di sé sul piano nazionale potrebbe indurre a credere. Come è noto a molti, infatti, in Campania convivono due “anime” nel partito di Silvio Berlusconi: quella che fa capo al ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna (record di preferenze alle Regionali) e allo stesso Caldoro; e quella che ha i suoi referenti nel coordinatore del Pdl campano (ed ex sottosegretario) Nicola Cosentino e nel presidente della provincia di Napoli, Luigi Cesaro – delle due, quest’ultima è certamente la componente più discussa per le discusse (e discutibili) frequentazioni dei suoi referenti, con lo stesso Cosentino sotto inchiesta a Napoli per associazione camorristica.

Si è parlato anche, a suo tempo, di un possibile indebolimento del Pdl in Campania a seguito della nascita sul piano nazionale di Futuro e Libertà, i cui capigruppo al Parlamento (Bocchino e Viespoli) sono per di più di origini campane. Ma, se si escludono i rumors con cui Mara Carfagna fu data per “acquisita” dai futuristi a causa dei suoi rapporti cordiali con Italo Bocchino un paio di mesi fa, tutto si è risolto in un nulla di fatto. Le tensioni nel Pdl locale continuano a giungere tutte dalla dicotomia di cui abbiamo parlato in precedenza.

È quasi naturale che la coesistenza di due anime, spesso in contrapposizione, nella maggioranza e nel suo principale partito abbia prodotto, per analogia, un dualismo simile nelle file dell’opposizione – oltre che un’azione della giunta a tratti incerta e tutt’altro che risolutiva, specie se si considerano questioni annose ed urgenti come quella dei rifiuti. Anche nel centrosinistra convivono infatti due anime: se da un lato ci sono quelli che si oppongono con forza alle iniziative della giunta e della sua maggioranza, dall’altro ci sono dei consiglieri che, approfittando delle divisioni del Pdl, sostengono in qualche modo l’operato del governatore Caldoro per contrapporlo all’influenza dei “cosentiniani” del Pdl.

In questi casi, si pone il famoso problema di scegliere tra un’opposizione “costruttiva” ed una “intransigente”; il che può essere un dilemma di non facile soluzione, laddove la maggioranza che governa si trovi a dover affrontare questioni di grande importanza e di interesse generale senza poter contare su dei numeri rassicuranti. Ma, come detto, attualmente la situazione non è questa, almeno per ciò che riguarda i numeri in consiglio.

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