“Sì” definitivo alla riforma Gelmini

ROMA – Alla fine, seppur con un giorno di ritardo sulla tabella di marcia prevista, la contestatissima “riforma Gelmini” è stata approvata ieri in via definitiva. A dire l’ultima parola è stato il Senato, con 161 voti favorevoli (la maggioranza necessaria era di 133), 98 contrari e 6 astenuti.

Sul piano formale, quello approvato ieri era un disegno di legge-delega, con cui il Parlamento ha delegato al governo la stesura definitiva dei decreti che attueranno la riforma del sistema dell’università e della ricerca. Concretamente, quindi – così come avvenuto per il federalismo fiscale – la riforma entrerà pienamente in vigore solo quando saranno emanati tutti i decreti attuativi dall’esecutivo, decreti che dovranno osservare i parametri stabiliti dalla legge-delega approvata in via definitiva ieri dal Senato.

Sul piano più squisitamente “politico”, il voto di ieri ha fatto registrare una prima, non indifferente, frattura all’interno del nascente “terzo polo”: infatti i finiani hanno votato a favore, così come avevano fatto alla Camera lo scorso 30 novembre; mentre i senatori dell’UDC, che aveva votato contro alla Camera, stavolta si sono astenuti, e lo stesso hanno fatto i senatori iscritti all’API (astenuti anche alla Camera) e al MPA (che il 30 novembre votò invece “sì” alla riforma).

A rimarcare le difficoltà del terzo polo sono arrivate anche le dichiarazioni dell’IDV, secondo cui con il voto di ieri è venuta veno la pretesa dei “terzisti” di costituire una seria alternativa al governo Berlusconi.

Mercoledì c’erano state forti tensioni in aula grazie alle performance della presidente di turno Rosi Mauro (Lega Nord). Ed anche ieri, nonostante la seduta si fosse inizialmente mantenuta su toni pacati, al momento delle dichiarazioni di voto il vociare e gli insulti proveniente dai banchi del centrodestra hanno letteralmente fatto infuriare la pur battagliera ed esperta capogruppo del PD, Anna Finocchiaro: “Stiamo parlando del futuro dei vostri figli!” ha sbottato infine, con indignazione mista ad incredulità, la senatrice democratica.

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