Ancora polemiche sugli scontri a Roma

Una settimana fa a Roma un corteo di decine e decine di migliaia di persone ha invaso le vie e le piazze della città, per protestare contro le poltiche di un governo che in quelle ore otteneva una risicata fiducia dal Parlamento. Studenti, per la grande maggioranza, contro la cosiddetta “riforma Gelmini”, ma anche ricercatori, operai, precari, cassintegrati e disoccupati di ogni tipo e da ogni parte d’Italia. Ma, diversamente dal solito, la manifestazione è degenerata in durissimi scontri con le forze dell’ordine in assetto antisommossa, e in atti vandalici e violenti che hanno arrecato danni quantificati in milioni di euro, per non parlare degli agenti e dei manifestanti che hanno riportato lesioni più o meno gravi.

I fatti istituzionali di quel giorno, seppur clamorosi, hanno oscurato solo parzialmente la degenerazione della manifestazione. Ma a partire dai giorni successivi è stato un susseguirsi di reazioni più o meno scomposte da parte degli esponenti politici che, per definizione, dovrebbero far ricorso al senso di responsabilità in occasione di situazioni delicate come queste. Giornalisti ed intellettuali di area progressista – come Roberto Saviano e Barbara Spinelli – si sono pronunciati contro le violenze, invitando i ragazzi a ripudiare le forme di protesta che sconfinano nella violenza e nella violazione delle leggi e attribuendo queste ultime ad alcune fasce estreme organizzate e in ogni caso fortemente minoritarie nell’ambito del movimento di protesta. Una simile lettura è stata data da Anna Finocchiaro, capogruppo del PD al Senato, che ha dato voce ai forti sospetti di molti a proposito di agenti infiltrati tra i manifestanti allo scopo di attizzare le violenze e scatenare un’azione repressiva.

Ma le telecamere a Roma quel giorno erano tante, e una lettura così semplicistica ha incontrato via via sempre meno fortuna. Se anche ci sono stati degli agenti provocatori infiltrati, le riprese degli scontri, mostrate nei tg o caricate su internet, non sembravano affatto mostrare una piccola minoranza organizzata ed emarginata dal grosso della manifestazione. Sembra anzi piuttosto che i violenti fossero presenti un po’ ovunque e che non abbiano incontrato molta resistenza proveniente dagli altri manifestanti. Giovedì sera, ad “Annozero”, sono state trasmesse esattamente immagini di questo tipo, e gli stessi ragazzi presenti in studio da Santoro si sono rifiutati di condannare gli atti di violenza, nonostante fossero stati invitati ripetutamente a farlo.

Ma, detto della ricostruzione degli atti di violenza e della loro interpretazione, ancora più preoccupante ci sembra l’escalation che – proprio a cominciare dall’ultima puntata di “Annozero” – viene dai membri del governo e della maggioranza di centrodestra. In studio da Santoro, giovedì sera, un La Russa letteralmente fuori di sé ha accusato i ragazzi presenti – incensurati e fino a prova contraria non etichettabili in alcun modo come criminali – di fare apologia di reato, di vigliaccheria e molte altre nefandezze, cercando in tutti i modi di non farli parlare e minacciando persino di lasciare lo studio. La loro colpa era stata, appunto, quella di non condannare i violenti responsabili delle devastazioni, ma di invitare a ragionare sulle possibili cause della violenza: insomma, di aver espresso un’opinione politica, condivisibile o meno.

La reazione esasperata del ministro della Difesa non è rimasta purtroppo un caso isolato: nei giorni successivi, il ministro dell’Interno Maroni e il sindaco di Roma Alemanno proponevano di estendere la “zona rossa” a tutto il centro di Roma per la giornata di mercoledì 22 – giorno in cui è attesa l’approvazione definitiva della “riforma Gelmini” al Senato – e di impedire quindi i già previsti cortei di protesta.

Un coro di reazioni indignate si è poi levato, sempre da parte del centrodestra, quando 22 tra i ragazzi arrestati il giorno degli scontri sono stati scarcerati con provvedimento del gip: i paladini del “garantismo ad oltranza”, quelli che negano sdegnosamente le autorizzazioni all’arresto per fatti di camorra come quella nei confronti di Nick ‘o ‘mmericano Cosentino; o che difendono strenuamente il diritto di indagati, condannati, pregiudicati e prescritti di vario tipo (e a volte tutte queste cose insieme) a rimanere a piede libero e a rappresentarci in Parlamento a scrivere le leggi (sic!) per tutti gli altri cittadini; questi noti garantisti, dicevamo, si sono levati come un sol uomo per protestare contro la scarcerazione di 22 incensurati, alcuni dei quali arrestati per reati lievi come “resistenza a pubblico ufficiale” (lo stesso reato per cui il ministro dell’Interno risulta condannato con sentenza definitiva, re-sic!) e per cui non sussisteva alcuna delle tre ragioni per prolungare la custodia cautelare (che sono, ricordiamolo: il pericolo di fuga, il pericolo di inquinamento delle prove e il pericolo di reiterazione del reato).

In omaggio ad una cultura istituzionale rispettosa della separazione dei poteri e nel solco di una cultura che vuole la politica tenersi fuori dall’amministrazione della giustizia, il ministro Alfano si è sentito in dovere di dirsi “contrario” alla decisione del gip, ed ha inviato i suoi ispettori alla procura di Roma per verificare se il tutto si sia verificato nel rispetto delle norme e delle procedure vigenti. Per chi sa leggerli, dei chiari segnali intimidatori, oppure – nella peggiore delle ipotesi – delle prove di scarsissima cultura giuridica.

L’escalation è poi proseguita con l’incredibile proposta, proveniente dal sottosegretario alla giustizia Mantovano, di estendere le misure “Daspo” – quelle che servono a tenere lontani gli ultras violenti dagli stadi in occasione delle partite di calcio – alle manifestazioni politiche di piazza, come quella prevista per mercoledì. Una proposta che sembra riscontrare pareri favorevoli in larghi settori della maggioranza ed è stata presa sul serio persino da una fetta consistente della stampa e dell’opinione pubblica.

Infine, ciliegina sulla torta, l’uscita del capogruppo del PDL al Senato, Maurizio Gasparri, che l’altro ieri ha dichiarato di auspicare degli arresti preventivi, “un nuovo 7 aprile” (con riferimento a ciò che avvenne il 7 aprile 1979 nei confronti di alti esponenti dei movimenti operai di lotta politica), perché le manifestazioni sono frequentate da “potenziali assassini”. Su questa assurda provocazione il dibattito si è acceso con forza, e da più parti si è parlato di proposta che sa di fascismo e di repressione dittatoriale.

Ma tutto questo non può che far sorgere dei sospetti, e cioè che queste uscite, reiterate nei giorni, abbiano il solo scopo di alzare il livello della tensione e di rendere inevitabile degli ulteriori – e forse ancora peggiori – atti di violenza in occasione delle manifestazioni di protesta, che finora il governo aveva sistematicamente deciso di ignorare o irridere e che oggi diventano l’emergenza pubblica numero uno. Il tutto alla faccia della “responsabilità istituzionale”.

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