La nascita ufficiale del “Terzo Polo”

Martedì 14, il giorno che sembrava aver assegnato la vittoria definitiva a Berlusconi nella sua personale guerra contro il “traditore” Fini, ha provocato anche una accelerazione verso la costituzione del cosiddetto “Terzo polo”.

Per la verità, il Terzo polo era nell’aria già da diversi mesi: tra gli osservatori politici più attenti erano davvero pochi a non essersi accorti del progressivo avvicinamento tra Fini e Casini, e la contemporanea convergenza dell’API di Rutelli e del MPA di Lombardo su posizioni “terziste” (da intendersi come “né con la sinistra né con Berlusconi e Bossi”). Ma il voto del 14 dicembre, con il suo retroterra di “campagna acquisti” nelle file dei parlamentari dell’opposizione perché sostenessero il governo (finiani inclusi), ha evidentemente spinto i leader del nascente Terzo polo ad affrettare i tempi. Se subito dopo il voto della Camera Berlusconi tendeva una mano a Casini invitandolo ad entrare nel governo e sostenere la maggioranza fino alla fine della legislatura (con l’inedito nulla osta della Lega), nel pomeriggio di quello stesso giorno proprio Casini ribadiva che avrebbe tenuto la barra dritta e non sarebbe mai venuto meno alla coerenza con cui l’UDC aveva votato la sfiducia all’esecutivo.

In verità la strategia berlusconiana, come prevedibile, si è subito palesata per ciò che sarebbe inevitabilmente stata: una vera e propria “caccia al parlamentare” proprio tra le file dei deputati dell’UDC (e di altri partiti di opposizione), in dissenso con la linea intransigente tenuta dai loro leader. Tanto che Rocco Buttiglione si è sentito di ribadire, il giorno dopo il voto alla Camera, che “o si sta tutti insieme o ci impiccheranno uno per uno”.

Pur rimasto orfano di personalità che avrebbero potuto, con la loro “discesa in campo” (o comunque con interventi più diretti nel dibattito politico), giovare alla vitalità e al potenziale attrattivo del Terzo polo – due nomi su tutti: Luca di Montezemolo e Mario Draghi – e nonostante un brusco arresto segnalato un po’ da tutti i sondaggi all’indomani della “spallata” fallita al governo Berlusconi, il cantiere dei terzopolisti si è messo rapidamente al lavoro; e mentre Gianfranco Fini, alla prima uscita pubblica dopo il 14 dicembre, ribadiva che non si sarebbe mai alleato con il centrosinistra (rispondendo a voci sempre più insistenti), lo stesso Fini, insieme con Casini, Rutelli, Lombardo e altri deputati del gruppo misto che avevano votato la sfiducia (Guzzanti, i Liberaldemocratici) lanciavano un “coordinamento comune” in Parlamento sotto le insegne del nuovo “Polo della nazione”. Coordinamento resosi necessario per due motivi: in primis, per resistere meglio alle “sirene” berlusconiane – il presidente del Consiglio si era già affrettato a ricordare agli eventuali interessati quei posti di governo ancora vacanti lasciati liberi dagli esponenti di FLI fuoriusciti il mese scorso; e in seconda battuta, per trovare una posizione comune su temi che a tutt’oggi rischiano di minare la credibilità e la compattezza del Terzo polo: su tutti, il via libero alla riforma Gelmini, previsto in settimana con una votazione al Senato (FLI ha infatti votato sinora sempre a favore della riforma, contrari invece tutti gli altri). Nei prossimi giorni ne sapremo certamente di più.

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