Gelmini, riforma approvata tra le proteste

ROMA – Alla fine, la Camera approva contestatissima “riforma Gelmini”. Il ddl firmato dal ministro dell’Istruzione che modifica radicalmente il funzionamento delle università italiane è stato approvato alle 20.13 di ieri sera a larga maggioranza: 307 favorevoli, 252 contrari. Ben 70 deputati risultavano assenti o in missione, ma il dato politico è che questa volta il centrodestra ha votato compattamente a favore. Anche i gruppi di FLI e MPA infatti hanno deciso di dare il via libera, ma solo (e questo è il segnale più importante) dopo che per ben due volte, nel corso della giornata, due emendamenti presentati dai finiani erano stati approvati nonostante il voto contrario di PDL e Lega, e con circa 20 voti di scarto.

In attesa che si arrivi dunque allo showdown del 14 dicembre, i numeri ieri hanno parlato chiaro: se i finiani (e l’MPA) decidono di votare contro la maggioranza di centrodestra, quest’ultima finisce invariabilmente battuta. Se si prende in considerazione il solo voto finale, si può dedurre che sarebbero stati sufficienti 28 voti contrari (provenienti dai 35 + 5 attribuiti a FLI e MPA) per ribaltare l’esito del voto. E questo getta anche una luce negativa sulle speranze di Berlusconi, fondata su alcune voci circolate negli ultimi giorni che parlavano di 4 finiani “moderati” orientati non più sul “no” alla fiducia, ma verso l’astensione.

Le opposizioni – PD, IDV e UDC – hanno comunque votato compatti contro. Il voto è arrivato in serata, al culmine di una giornata segnata da manifestazioni di protesta in tutta Italia. Studenti, ricercatori, dottorandi, sono scesi in massa per le strade, occupando persino – dopo le spettacolari occupazioni dei monumenti più rappresentativi di alcune città del Paese – stazioni ferroviarie ed autostrade. Ne sono conseguiti inevitabili disagi, e a Roma ci sono anche stati disordini e scontri con le forze dell’ordine. Episodi isolati, che non hanno tuttavia impedito al presidente del Consiglio di strumentalizzarli per delegittimare in questo modo le migliaia di persone che pressoché ovunque hanno manifestato il loro fermo dissenso pacificamente.

L’ultima parola, però, non è ancora stata detta. A causa delle modifiche apportate al testo nella giornata di ieri alla Camera, il ddl dovrà ora tornare nuovamente al Senato per una nuova approvazione. E se l’esito di questa ulteriore votazione sembra scontato (visto che al Senato il centrodestra sembra ancora avere una maggioranza meno traballante che alla Camera), restano imprevedibili gli sviluppi politici che avverranno nei prossimi giorni, e che potrebbero creare non pochi problemi all’iter della riforma più contestata dell’ultimo decennio.

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