Wikileaks, le scioccanti conferme

La notizie del giorno, in Italia come nel mondo, è l’ultima, corposa carrellata di documenti riservati, pubblicati dal sito Wikileaks. Annunciata da giorni, questa fuga di notizie aveva attirato già da giorni l’attenzione di esponenti istituzionali dei paesi menzionati in questi documenti (principalmente gli USA e i suoi principali alleati). Anche se nessuno si è spinto, come il ministro degli esteri italiano Frattini, a intravedere in questo episodio la prova di un presunto complotto internazionale ai danni dell’Italia, allo scopo – manco a dirlo – di colpire il governo Berlusconi.

Ma tralasciamo le fantasie, seppur di provenienza ministeriale, e concentriamoci sui contenuti “scottanti” di questi documenti. Redatti – principalmente – da funzionari diplomatici statunitensi stanziati in vari paesi, contengono alcuni giudizi che l’amministrazione americana (o gli stessi diplomatici) hanno dato di capi di stato e di governo. In particolare, il presidente del Consiglio italiano è stato descritto, a più riprese, come: “portavoce di Putin”; “fisicamente e politicamente debole”; “incapace, vanitoso e inefficace”; protagonista di “feste selvagge”. La cosa interessante è che tutte queste definizioni critiche potrebbero esser state estrapolate da una qualsiasi dichiarazione di un esponente dell’opposizione da almeno due anni a questa parte. Il dato di fatto che emerge con brutale chiarezza da questi documenti “riservati” è che la vera immagine del governo italiano, e del suo peso su scala internazionale, non si avvicina affatto a quella propagandata da Berlusconi (e da tutto il centrodestra) di un’Italia “mai così influente sullo schacchiere geopolitico mondiale grazie al carisma del presidente del Consiglio” e altre baggianate simili; ed è esattamente questo il motivo per cui, nel centrodestra italiano, ci si affretta a bollare le rivelazioni di Wikileaks addirittura come atti di “terrorismo mediatico”. La strategia è quella, classica, di dare addosso al dito che indica la luna: far finta che il vero problema non risieda nei contenuti dei documenti diffusi dal sito di Assange, ma nella loro stessa diffusione. Ma questo tentativo di far passare in secondo piano una smentita così clamorosa (e così “super partes”) di una delle principali balle della propaganda berlusconiana è destinato a sortire ben pochi effetti, visto che la notizia è stata ripresa in modo pressoché unanime da tutta la stampa nazionale (e internazionale).

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