Lo strano caso del signor Bobo e del ministro Maroni

Che la politica fosse un mestiere duro, specialmente ai massimi livelli, l’abbiamo sempre saputo un po’ tutti. Mai però ci saremmo aspettati di vedere da un politico di lungo corso come il ministro degli Interni Roberto Maroni – per gli amici “Bobo” – preoccupanti segni di stress da lavoro.

Tutto è cominciato, con la seconda puntata del seguitissimo programma di Roberto Saviano e Fabio Fazio, “Vieni via con me”, andata in onda lunedì scorso. Quella sera, nel suo monologo, Saviano affrontava il tema della penetrazione mafiosa di origine calabrese nell’economia del Nord e della Lombardia in particolare, e in un passaggio affermava che tra i soggetti politici con cui la criminalità organizzata stringe legami per garantirsi affari e protezione c’è anche la Lega; circostanza confermata da alcuni fatti emersi in recenti inchieste giudiziarie. Apriti cielo: il ministro Maroni, indignatissimo, gridava ai quattro venti quanto fossero inaccettabili quelle “accuse infamanti”, roba “da Inquisizione”, che richiedevano un immediato “diritto di replica” riparatore. Ma riparatore di cosa? In cosa il monologo di Saviano aveva criticato l’operato del ministero diretto da Maroni? O la persona stessa del ministro? A dire il vero, in niente. Ma le dichiarazioni di Saviano erano, nella versione ministeriale, “diffamatorie del movimento politico” a cui Maroni appartiene. Poco importa che Saviano avesse semplicemente raccontato fatti veri, già ampiamente trattati dai quotidiani (o almeno quelli più accorti) quando erano uscite le prime notizie sulle inchieste.

Ora, potremmo forse pensare che al ministro Maroni queste cose suonano diffamatorie se, e solo se, vengono dette in televisione e di fronte ad una vasta platea di ascoltatori – come regolarmente è stato anche per la seconda puntata del programma del duo Fazio-Saviano – perché “tanto i giornali non li legge più nessuno”; ma siccome non oseremmo mai pensare che il Ministro possa scatenare una polemica così aspra in via del tutto strumentale, dobbiamo (e vogliamo) credere che si tratti, appunto, di stress da lavoro.

E che il Ministro fosse oberato di lavoro ci viene testimoniato ancora una volta dall’ennesimo arresto di un pericoloso boss della criminalità organizzata, latitante da 16 anni e, guarda caso, proprio a capo di quel clan dei Casalesi reso famoso dal best-seller “Gomorra” che ha consacrato Saviano nel mondo letterario italiano e internazionale. Perché, come sanno tutti gli italiani onesti e di buona volontà che ogni sera dopo il lavoro si informano sui fatti del giorno ascoltando le notizie dal Tg1 o dal Tg5 (o anche, perché no, dal Tg2, dal Tg4 o da Studio Aperto) in Italia le indagini e gli arresti vengono preparati, coordinati e messi in atto dal ministero degli Interni: anzi, si può dire che il ministro dell’Interno sia il vero e proprio deus ex machina di tutte le principali operazioni di polizia, o perlomeno quelle che mettono in galera (dove devono stare) i mafiosi più noti. Lo sappiamo che ora i malpensanti prevenuti penseranno “e allora la polizia e i magistrati a che servono?”. Ma è proprio per questo che il Governo taglia sistematicamente i fondi alle forze dell’ordine e alla magistratura: tanto a fare le indagini e gli arresti ci pensa il Ministro! Credevate forse di essere in uno Stato liberale moderno? Dimenticate quelle mode tardo-novecentesche, noi italiani siamo sempre stati all’avanguardia in molti campi delle umane sorti.

Perché è importante dunque l’arresto di Iovine, avvenuto proprio il giorno dopo l’uscita polemica del ministro Maroni? Perché, come per miracolo, ha fatto uscire allo scoperto l’esistenza di una personalità nuova e diversa del suddetto ministro: non più incazzata e polemica, ma benigna e vogliosa di far pace. Il ministro Maroni diventa l’amicone Bobo, e a Matrix (canale 5) giovedì sera annuncia: “Non dovremmo litigare, Saviano dovrebbe essere al mio fianco; per questo mi sono arrabbiato quando ha imbracciato le armi contro di me, ma ora dobbiamo deporle”. Come abbia fatto Saviano a imbracciare le armi contro Maroni, senza mai nominare lui o il Governo, e citando solo il caso di un consigliere leghista di periferia lomabrda avvicinato dalla ‘ndrangheta, ancora non è chiaro. L’importante è che passi il messaggio “pari e patta, palla al centro”.

Nel frattempo, mentre al ministro Maroni è stata negata ogni possibilità di replica a “Vieni via con me” (strano che un programma culturale non voglia piegarsi ai desiderata di un politico, per quanto eccelsamente importante), il signor Bobo ha potuto ottenere di comparire lunedì prossimo nella terza puntata del programma, non prima di aver fatto sentire la sua “replica”, nell’ordine, a: tutti i tg nazionali andati in onda martedì e mercoledì; “Matrix” (Canale 5), mercoledì sera; “Porta a porta” (Rai 1), giovedì sera; “L’ultima parola” (Rai 2) , venerdì sera; infine “In mezz’ora”, domenica pomeriggio.

Nella redazione di “Vieni via con me”, tuttavia, sono ancora tutti col fiato sospeso: riusciranno loro, esponenti del servizio pubblico, a garantire quel meritato “diritto di replica” al ministro? E chi si ritroveranno in studio domani sera? Il ministro Maroni o il signor Bobo? Lo scopriranno, come tutti noi, solo lunedì.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...