FLI esce dal governo, si apre la crisi

ROMA – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, incontrerà oggi pomeriggio i presidenti delle Camere, Gianfranco Fini e Renato Schifani. L’argomento sarà, inevitabilmente, l’ormai conclamata apertura della crisi di governo, dopo che ieri i 4 esponenti di Futuro e Libertà (il movimento recentemente fondato da Fini, uscito dal PDL) hanno rassegnato le loro dimissioni da membri del governo. L’uscita di un ministro, un viceministro e due sottosegretari naturalmente non implica di per sé l’apertura automatica della crisi. Ma questa, che sarà formalizzata nel momento in cui FLI si unirà alle opposizioni nel votare la sfiducia all’esecutivo, da ieri si è resa di fatto inevitabile e prossima.

Il Presidente Napolitano sembra intenzionato, nell’ambito della “guerra di mozioni” (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), ad invitare i presidenti delle Camere affinché diano priorità alla mozione di sfiducia presentata alla Camera dei Deputati, dove è praticamente certo che il voto punirà il governo. La “mozione di sostengo” presentata dal PDL al Senato non ha infatti quei requisiti di priorità che la Costituzione e i regolmenti parlamentari assegnano invece ad una mozione di sfiducia. Ma Napolitano ha anche ribadito che la priorità è l’approvazione della legge di stabilità (la Finanziaria), che gli stessi parlamentari di FLI si sono detti pronti a votare per senso di responsabilità.

La posizione del PDL e della Lega è sempre la stessa, ed è stata rilanciata da alcuni membri del governo dopo il vertice di ieri ad Arcore tra Berlusconi e Bossi: se la mozione di sfiducia dovesse essere approvata, chiederanno nuove elezioni immediate per il rinnovo della sola Camera dei Deputati, eventualità effettivamente prevista dalla Costituzione (ma retaggio di una prima estensione della Carta che fissava in sei anni la durata della legislatura per il Senato, dunque inattuale al giorno d’oggi) e che sembra poco plausibile, visto che nella stessa situazione, all’indomani delle elezioni 2006, l’eventualità di sciogliere la camera che non dava la maggioranza al governo (allora si trattava del Senato) non fu mai presa in considerazione.

L’opposizione, con il PD, rilancia invece innanzitutto la necessità che si voti quanto prima la mozione di sfiducia e che il governo si dimetta; e poi che si formi un governo di transizione per cambiare la legge elettorale, per poter andare al voto in primavera (peraltro in concomitanza con le comunali di molte importanti città, tra cui Napoli). I prossimi giorni, e le prossime settimane, saranno quindi decisive per il futuro istituzionale dell’Italia. Non è, nemmeno escluso che, se si consolidano i tre poli che stanno venendo a formarsi (PDL e Lega; FLI, UDC e MPA; PD, IDV e SEL), le prossime elezioni produrranno un Parlamento senza maggioranza, con il risultato dell’aprirsi di una legislatura di transizione tra la Seconda Repubblica e la Terza, che comincia ad assomigliare ad un Godot che tutti aspettano ma che non arriva mai.

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