Usa: democratici ko nelle elezioni di mid-term

WASHINGTON (USA) – Le elezioni di metà mandato (mid-term) di martedì scorso hanno sancito una decisa svolta nella politica statunitense: il partito del Presidente Barack Obama, i democratici, hanno perso il controllo della Camera dei Rappresentanti, perdendo oltre 60 seggi e consegnando la maggioranza assoluta al partito repubblicano, che l’aveva persa quattro anni fa, quando ancora il Presidente era il repubblicano George W. Bush.

I democratici hanno però mantenuto il controllo dell’ala più importante del Congresso, il Senato, che si rinnova ogni due anni solo per un terzo dei suoi componenti: così, pur perdendo sei seggi rispetto a due anni fa, i democratici mantengono ancora un risicato vantaggio, con 51 senatori su 100 (46 ai repubblicani, 3 agli indipendenti). Il risultato di queste elezioni, che ha visto un nettisimo capovolgimento dei rapporti di forza nel Paese a vantaggio dei repubblicani, soltanto due anni dopo l’ondata democratica che portò alla Presidenza Barack Obama con una landslide (vittoria schiacciante), era tuttavia preannunciato, vista la persistente situazione di crisi economica che in due anni Obama non ha saputo (o potuto) invertire con decisione. Accusato in continuazione di essere un socialista (da destra) e allo stesso tempo troppo moderato e incline ai compromessi (da sinistra), Obama ha sempre preferito non replicare alle accuse per dare l’idea di occuparsi principalmente di governare. Ma una simile strategia comunicativa evidentemente non ha pagato, e lo stesso Obama ha ammesso di avere la maggior parte di responsabilità in questa sconfitta dei democratici. Ma se Atene piange, Sparta non ride: i repubblicani, infatti, hanno vissuto un vero e proprio terremoto nelle proprie file, che ha visto emergere prepotentemente gli esponenti del cosiddetto “Tea Party”, una corrente di destra molto estremista e reazionaria, che ha basato il suo successo su critiche spietate ad Obama e sulla crisi economica persistente. Il “Tea Party” non ha al momento un leader indiscusso, e il suo esponente di maggior rilievo (l’ex governatrice dell’Alaska Sarah Palin) è stata da molti indicata come concausa della sconfitta del repubblicano John McCain contro Obama, due anni fa, per la sua immagine considerata frivola e poco preparata al ruolo per cui si era candidata, la vicepresidenza. Se dunque i repubblicani non sapranno trovare nei prossimi due anni uno sfidante competitivo da contrapporre a Obama per la sfida più importante, quella per la Casa Bianca, questa delle ultime elezioni di mid-term sarà stata soltanto una mezza vittoria.

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