Stop di Napolitano sul nuovo lodo Alfano

ROMA – Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto ieri sulla vicenda del cosiddetto “nuovo lodo Alfano” (la legge costituzionale approvata recentemente in commissione Affari costituzionali con una netta maggioranza dal centrodestra che sospende i processi a carico del Capo dello Stato e del Presidente del Consiglio).

Lo ha fatto tramite una lettera inviata al presidente della suddetta commissione, il senatore PDL Carlo Vizzini. Nella lettera, Napolitano dice di provare “profonde perplessità” nei confronti del testo in esame: l’aver inserito, da parte dei suoi estensori, il Presidente della Repubblica tra i soggetti beneficiari della sospensione dei processi penali a loro carico nel corso del suo mandato, secondo Napolitano, “incide sullo status complessivo del presidente della Repubblica riducendone l’indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni”; questo perché la legge, così concepite, consentirebbe al Parlamento in seduta comune, con un voto a maggioranza semplice, di mettere il Capo dello Stato nella posizione di doversi difendere da responsabilità penali diverse da quelle previste dalla Costituzione all’art. 90 (cioè derivanti dai reati di “alto tradimento” e “attentato alla Costituzione”): una “palese irragionevolezza”.

Parole molto decise, che hanno scatenato, nel corso della giornata, reazioni altrettanto decise. Se nell’opposizione si sottolineano le parole di Napolitano, con il Partito Democratico che definisce il ddl un “mostro giuridico”, nella maggioranza le parole provenienti dal Colle suscitano imbarazzi e forniscono l’occasione per l’ennesima polemica tra il PDL e FLI: da un lato i capigruppo PDL al Senato si dicono disponibili a fare tesoro delle raccomandazioni del Presidente; dall’altro, in una conferenza stampa, Gianfranco Fini usa toni netti: “come avevo detto a Mirabello: mai più leggi ad personam” (forse per rintuzzare i mal di pancia che già gli vengono dalla sua “nuova” base, molto sensibile al tema della legalità). Fini ha colto l’occasione per lanciare una stoccata a Berlusconi (“si ricandida nel 2013? è lontano, pensi a governare oggi”).

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