Non solo Santoro: “Report” e la Gabanelli di nuovo nel mirino

Inizio col botto, in tutti i sensi, per la nuova stagione di “Report”, lo storico programma di inchieste giornalistiche di Raitre condotto da Milena Gabanelli, in onda ogni domenica in prima serata. Il “botto” fa riferimento a quanti domenica scorsa hanno seguito la prima puntata della stagione 2010/11: oltre 5 milioni di persone, record assoluto di ascolti per la trasmissione, che pure aveva sempre fatto registrare risultati di tutto rispetto nel corso degli anni. Merito certamente di un prodotto che ha saputo conquistarsi la stima del pubblico e degli addetti ai lavori, ma soprattutto – almeno in questo caso – di un dettaglio tutt’altro che insignificante: il fatto che, tra i servizi annunciati della trasmissione, ve ne fosse uno che riguardava Silvio Berlusconi, i suoi rapporti con la poco trasparente banca Arner (di cui Report si era già occupato negli anni scorsi) ma soprattutto i suoi affari nelle isole dell’arcipelago caraibico di Antigua, località nota per essere un paradiso fiscale di quelli presenti sulla “black list” dei paesi OCSE in quanto a trasparenza ed etica finanziaria; dove per “affari” deve leggersi  “mega-ville costruite con soldi transitati attraverso società off-shore”. L’argomento dev’essere risultato particolarmente indigesto per chi, come il Presidente del Consigio (e soprattutto le testate giornalistiche a lui più vicine), ha giocato proprio su questo fronte una durissima battaglia tesa ad una vera e propria character assassination del suo ultimo (e più temibile) nemico politico, il Presidente della Camera Gianfranco Fini. A riprova di ciò, il tentativo dell’avvocato di Silvio Berlusconi, nonché deputato PDL, Niccolò Ghedini di non far andare in onda la trasmissione perché “calunniosa e priva del contraddittorio”, con ciò ottenendo due effetti: il primo, più immediato, è stata la magra figura derivante da una così evidente richiesta di censura preventiva, senza nemmeno sapere cosa avrebbe detto effettivamente il servizio in questione; e il secondo, ben più importante, quello di concentrare sulla puntata di quella sera l’attenzione dei siti web di tutti i maggiori quotidiani nazionali, nonché di alcuni telegiornali: sicché, proprio grazie al tentativo di censurare quella puntata “scomoda”, quella stessa puntata ha fatto registrare il record di ascolti per la trasmissione. L’inchiesta giornalistica aveva preso le mosse dalla recente notizia (che abbiamo dato qualche giorno fa) che il Presidente del Consiglio e suo figlio Piersilvio sono indagati a Roma per frode fiscale ed evasione. E non c’è dubbio, come hanno fatto presente in molti, a cominciare della stessa Gabanelli, che un primo ministro che sposta denaro per milioni di euro attraverso società off-shore per operazioni tutt’altro che limpide sia argomento giornalisticamente altrettanto succulento, se non di più, di un Presidente della Camera il cui cognato affitta un appartamento precedentemente appartenuto al partito di quello stesso Presidente della Camera. Addirittura oggi il capogruppo dei deputati PDL, Fabrizio Cicchitto, ha tuonato contro la trasmissione perché non avrebbe garantito il “contraddittorio”, come se la par condicio si applicasse non solo più alle presenze dei politici ma anche ai fatti e alle inchieste giornalistiche. Una menzione d’onore va anche al neoministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani, secondo il quale la puntata di “Report” si è macchiata di “odioso antiberlusconismo”; se si considera che la dichiarazione proviene dal ministro che nelle prossime settimane dovrà decidere sull’assegnazione delle frequenze televisive – incluse quelle della Rai – non è proprio un buon segnale.

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