Scontri e caos, Italia-Serbia sospesa

GENOVA – Una brutta scena, come non se ne vedevano da anni, per di più in diretta televisiva. Ieri sera la partita Italia-Serbia, valida per le qualificazioni agli Europei UEFA 2012, è stata sospesa e poi annullata dopo soli sei minuti di gioco, con assegnazione della vittoria all’Italia per 3-0 a tavolino. Il perché è presto spiegato: a causare i “disagi” (per usare un eufemismo) che hanno portato alla sospensione del match, una consistente porzione di tifosi serbi, degli ultras nazionalisti violenti e scatenati che avevano causato disordini e danni persino all’esterno dello stadio, prima dell’incontro. Disordini proseguiti dentro lo stadio, con insulti e fumogeni scagliati dalla curva all’indirizzo della stessa squadra serba.

Si giocava allo stadio Marassi di Genova, ma questa volta nessuna carica della polizia, pure schierata in assetto anti-sommossa, ha investito i responsabili dei disordini, né si è assistito a fermi di massa, come spesso si è usato fare in passato, anche nella stessa Genova, nei confronti di manifestanti pacifici.

Dopo la sospensione della manifestazione, ci sono stati scontri violenti, nuovamente all’esterno dello stadio, quando le forze dell’ordine hanno cercato di costringere gli ultras serbi a tornare sui loro pullman. Il bilancio è di 16 feriti (tra questi 2 carabinieri), i facinorosi erano infatti armati di mazze, spranghe e coltelli. Nella notte, 17 arresti, tra cui quello del “capo” ultrà diventato, incredibilmente, il simbolo visivo della vergogna di ieri sera, con foto e video che lo ritraevano a cavalcioni su una ringhiera nelle tribune di curva, mentre bruciava una bandiera dell’odiata Albania, un cappuccio calato sulla testa a nasconderne il volto, una fedina penale che a leggerla tutta ci si mette una quaresima.

Inevitabili le polemiche, contro la federazione calcistica serba (che si è profusa in scuse pubbliche), contro la FIFA e i responsabili dell’ordine pubblico italiani, da anni impegnati in crociate contro l’ingresso negli stadi dei tifosi violenti, ma incapaci di impedire l’ingresso di un vero e proprio esercito di energumeni, molti dei quali pregiudicati, armati fino ai denti. I pubblici scambi di accuse tra esponenti dei governi serbo e italiano, tra quest’ultimo e l’opposizione, tra il sindaco di Genova e il capo della Polizia, riempiono in queste ore i lanci di agenzia.

Ma alla fine di tutta questa storia, resterà solamente – c’è da scommetterci – l’ennesima brutta pagina di uno sport che, persino a livello di Nazionali, non smette mai di deludere appassionati e tifosi, quelli veri.

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