Intervista all’on. Ivan Rota, responsabile Organizzazione IDV

(Articolo per “Termometro Politico“)

Il Termometro Politico era presente al 4° Incontro Nazionale dell’Italia dei Valori che si è tenuto a Vasto (CH) dal 17 al 20 settembre, dove ha raccolto molte dichiarazioni e anche qualche intervista interessante, che vi proporremo per intero volta per volta.

Oggi pubblichiamo l’intervista al responsabile nazionale dell’Organizzazione di IDV, l’onorevole Ivan Rota, a cui abbiamo chiesto spiegazioni sul prossimo congresso di IDV (6-7 febbraio, Roma), sul radicamento territoriale e sul ruolo degli iscritti.

Onorevole Rota, quando si terrà il primo congresso nazionale di IDV?

Il nostro Congresso Nazionale si terrà il 6 e 7 febbraio 2010 a Roma. Sarà un congresso in cui si stabilirà una linea programmatica per l’Italia dei Valori, che chiaramente avrà come primo firmatario chi si candiderà alla presidenza del partito; è chiaro che il presidente Di Pietro si candiderà e che il nostro è un partito aperto, libero e chi vuole presentare una sua linea programmatica potrà farlo. Per il resto, ci stiamo radicando in tutto il territorio, aprendo il nostro partito alla società civile, alle persone oneste che vogliono costruire un partito degli onesti che sappia superare la logica del “divide et impera” che chi vuole manipolare le persone mette in atto attraverso la barriera dell’ideologia. Noi vogliamo andare oltre convincendo e coinvolgendo tutte le persone che vogliono attivarsi per far sì che la politica non sia più proprietà esclusiva di chi vuole utilizzare la politica e la polis per il proprio interesse, ma affinché la politica sia al servizio del cittadino e della polis. In questa ottica si è aperta la campagna di adesioni al nostro progetto politico, che normalmente si chiama “tesseramento” ma che noi preferiamo chiamare “adesione ad un progetto politico”, perché riteniamo che oggi il tema più importante sia la libertà messa a rischio; libertà di avere una garanzia sul posto di lavoro, libertà di poter accedere all’offerta sanitaria, libertà di poter avere un’informazione che sia a disposizione di tutti, libertà di avere una prospettiva futura, e proprio per questo dobbiamo avere quel “coraggio di essere liberi” che è lo slogan della nostra campagna di adesione e che deve portare tutti, giovani, donne e uomini onesti, a volersi attivare sul proprio territorio e farsi sentire dal territorio fino al livello nazionale.

Come vi state muovendo sul territorio? State aprendo nuovi circoli? Come procede il vostro radicamento nelle varie province?

La nostra organizzazione è strutturata a livello provinciale, siamo presenti in tutte le province italiane di tutte le regioni, e si possono trovare sul sito internet italiadeivalori.it le sedi ed i loro recapiti per chi volesse rivolgersi a queste per aderire. Forse da qualche parte c’è qualcuno che si oppone all’apertura, ma questo non vuol dire che il partito vuole fare resistenza all’apertura. Abbiamo dei circoli territoriali tematici, che dovremo presto superare – non nel senso di chiuderli, ma nel senso di andare oltre per ingrandirne le strutture.

Anche perché la votazione dei vostri tesseranti per eleggere i delegati al congresso dovrà avvenire in queste strutture, in questi circoli…

No, l’elezione dei delegati al congresso nazionale – che sono 3.000 in tutta Italia – avverrà attraverso delle assemblee di nostri aderenti a livello provinciale, da tenersi nella singola sede più importante di ogni provincia: quindi in ogni provincia si terranno delle assemblee in cui gli aderenti ad Italia dei Valori iscritti entro il 20 novembre (la data fissata per la chiusura delle adesioni, ndr) eleggeranno i 3.000 delegati; potranno partecipare tutti gli aderenti e tutti gli aderenti potranno essere eletti delegati purché la loro candidatura sia sottoscritta da altro 10 aderenti, che chiaramente non possono sottoscrivere altre candidature.

E su cosa potrà deliberare questa assemblea di delegati che verrà eletta?
Innanzitutto sul programma e sul progetto politico, perché noi non ci confrontiamo sulle persone ma sul programma. Ci sarà un programma, redatto sicuramente dal presidente Di Pietro e altri che vorranno eventualmente mettersi in gioco, e di conseguenza l’elezione di colui che presenta questo programma, quindi del presidente del partito.

Quindi in teoria sarà possibile la presentazione di un programma alternativo a quello di Di Pietro? Potremmo vedere un congresso in cui ci si confronta tra due, tre, o anche quattro mozioni differenti da sottoporre al voto dell’assemblea dei delegati?

Io credo che i cittadini oggi hanno dato un consenso, un voto di fiducia e di speranza nei confronti della linea dell’Italia dei Valori, che ha già una struttura ed un programma di base. Preferisco pensare che chi vuole contribuire alla crescita del partito venga ad arricchire, ad integrare ed a contribuire alla stesura di un programma che si arricchisca di altre indicazioni, piuttosto che un programma alternativo a quell’ossatura di progetto politico che ha già ottenuto in consenso dei cittadini e quindi dell’Italia dei Valori; è chiaro che è aperto a tutti, ma mi viene difficile pensare che se arrivasse una linea politica in aperto contrasto con la nostra possa essere non solo accettata – stravolgerebbe la nostra idendtità – ma possa essere addirittura condivisa tra le persone che hanno aderito all’Italia dei Valori e non ad un altro progetto politico.

A che punto è il tesseramento?

La decisione di tenere il congresso per l’inizio del 2010 è avvenuta prima di agosto, quindi in molte province siamo partiti un po’ in ritardo. Del resto siamo stati molto impegnati prima con la raccolta firme per il referendum, poi con le elezioni amministrative ed europee e solo dopo queste si è effettivamente avviato il tesseramento. Oggi non abbiamo chiaramente raggiunto i 100.000 iscritti ma contiamo di arrivarci presto, e comunque la cosa importante non è arrivare a 100.000, quanto il fatto che certamente supereremo la soglia minima per eleggere i 3.000 delegati al congresso, cioé 30.000 iscritti (10 per ogni delegato, ndr).

Che ne pensa invece delle primarie come consultazione aperta ai non iscritti per eleggere il segretario di un partito?

Le nostre primarie sono di fatto in quel percorso di assemblee provinciali che ci saranno; per un partito che porta ancora nel suo simbolo il nome del suo leader, pur con la prospettiva di lasciare spazio ad un partito ancora più grande e quindi non più legato strettamente alla singola persona, ma che oggi porta il nome di Di Pietro, la primaria è già qualcosa di intrinseco al voto che riceve. Questo è anche una tutela affinché il partito possa rimanere un partito non nuovo – gli italiani non sentono la necessità di partiti nuovi o sigle nuove – ma che continui ad essere un partito diverso dagli altri, che sappia ascoltare i cittadini, che sappia mettere in atto quelle politiche che i cittadini si aspettano dalla politica, e in questo senso oggi Antonio Di Pietro presidente di IDV è una garanzia per l’IDV, per una coalizione che vuole essere alternativa di governo, e per i cittadini italiani di una politica degli onesti che vada oltre la politica degli egoismi.
Come responsabile dell’organizzazione sono quotidianamente sul territorio, lavoro tutto il giorno e mi piace rispondere anche alle due-tre di notte alle e-mail che arrivano a quegli orari, a contatto con persone che si vogliono avvicinare all’IDV. Ho una mia idea organizzativa che non è solo un’idea di partito, ma è un’idea di famiglia, di associazione, di un ambiente di lavoro. Allora io credo, ma è una mia personale convinzione, che ben vengano tutti quelli che vogliono far sentire la propria voce nell’IDV, ma proprio perché vogliono farlo nell’IDV e vedono in IDV e non in altri partiti il contenitore che possa accoglierli con le loro idee, aderiscano al progetto e facciano sentire la loro voce in quanto facenti parte del progetto.

E per quanto riguarda la selezione delle candidature per le cariche monocratiche,  penso alle candidature per i presidenti di regione, come si porrà IDV rispetto ad eventuali primarie di coalizione?

Noi non eccepiamo sulle primarie che fanno gli altri partiti al loro interno. Non siamo invece interessati a delle primarie di coalizione in cui un partito minoritario non avrebbe la possibilità di far sentire la propria voce; cioé, delle primarie a cui partecipano un partito dell’1% e un altro che ha il 30% non hanno molto senso… Per il resto chiaramente l’IDV ha la consapevolezza che può proporre delle idee, ma non può imporre dei nomi; può sostenere l’inopportunità e può decidere di non appoggiare degli “incandidabili”, ma non può pensare di poter imporre dei nomi a un PD che ha un consenso molto maggiore del nostro. Quindi noi lasceremo che il PD trovi le alleanze. Noi abbiamo un’urgenza democratica oggi, e questa urgenza ci impone con serietà di non essere preclusi a chi condivide un programma a favore dei cittadini; ergo, se il PD trova un accordo con l’UDC per arrivare al governo di una regione se ne assume la piena responsabilità; la nostra responsabilità sarà quella di fare in modo che il governo di quella regione non vada alle destre, e quindi ci comporteremo di conseguenza.

 

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