Suggerimento per il referendum

(Mail inviata ai miei contatti)

Domani e dopodomani (fino alle 15) si vota per un referendum. Molti non sanno esattamente su che cosa ci chiede di esprimerci.

L’oggetto del referendum è l’abrogazione di alcune parti dell’attuale legge elettorale (legge scritta dal leghista Calderoli nel 2006, poco prima delle elezioni, e definita dal suo stesso autore “una porcata” in diretta tv). I quesiti sono 3, quindi voteremo su 3 schede:

1° quesito (scheda viola): chiede di abrogare la possibilità del collegamento fra liste per la Camera dei Deputati. In altre parole, chiede che il premio di maggioranza del 55% dei seggi alla Camera dei Deputati, finora assegnato alla coalizione di liste che prende più voti, venga assegnato alla lista singola che prende più voti. Il premio viene assegnato su scala nazionale, quindi la lista che prende più voti su tutto il territorio nazionale, vince il premio.

2° quesito (scheda marrone): chiede di abrogare la possibilità del collegamento fra liste per il Senato. Identico al primo quesito, ma riferito al Senato, che viene eletto su base regionale: ogni regione mette in palio un certo numero di seggi-premio che assegna alla formazione più votata in quella regione. A causa di questo fatto, la legge non garantisce che ci sia automaticamente una maggioranza dello stesso “colore” in entrambe le Camere.

3° quesito (scheda verde): chiede di abrogare la possibilità di candidarsi in più di una circoscrizione (per la Camera) o in più di una Regione (per il Senato). Attualmente, infatti, quasi tutti i partiti schierano lo stesso capolista (generalmente il capo del partito) in tutte le circoscrizioni, facendogli scegliere solo dopo le elezioni in quale circoscrizione risultare eletto, e favorendo così la cooptazione non solo prima delle elezioni (le liste dei partiti sono infatti “bloccate”, cioè senza la possibilità per l’elettore di esprimere la preferenza per un candidato) ma anche dopo.

Come votare? Ciascun partito politico ha dato indicazioni di voto (più o meno coerenti) esclusivamente in base al proprio interesse. Quindi i partiti grandi, che sarebbero avvantaggiati dalla legge che uscirebbe modificata dal referendum, sostengono il Sì, mentre i partiti medi e piccoli invitano a votare No o addirittura ad astenersi per far fallire il referendum non facendogli raggiungere il quorum.

Cerchiamo allora, sinteticamente, di capire quale sia la scelta effettivamente migliore da fare, a prescindere dalle convinzioni politiche di ciascuno di noi.

Il primo dato oggettivo da considerare è che l’attuale legge (la porcata) va cambiata, perché è oscena. Molti politologi l’hanno definita la peggiore legge elettorale del mondo occidentale. E la legge elettorale è una legge fondamentale, perché è il meccanismo che stabilisce come tradurre concretamente il voto dei cittadini.

La legge-porcata è oscena perché non permette di scegliere i propri rappresentanti, che sono interamente nominati dalle segreterie dei partiti; è oscena perché non garantisce maggioranze parlamentari stabili, e consente a partiti dell’1-2% di ricattare e bloccare un intero governo; è oscena perché fu approvata da una sola parte politica con il preciso intento di danneggiare l’altra parte politica.

Il referendum corregge questi difetti? No, o meglio non tutti. Attenua, grazie ai primi due quesiti, la potenziali instabilità e il potere di ricatto dei partiti più piccoli. E attenua anche il potere decisionale dei capi di partito nella scelta di chi verrà eletto. Il referendum non basta, quindi; è un’arma spuntata, ma è l’unica arma a disposizione dei cittadini che non siedono in Parlamento, l’unico modo per cambiare le leggi che non ci piacciono.

Deve essere ben chiaro che se il referendum fallisce, quindi se vincono i No a tutti e 3 i quesiti, o peggio ancora non viene raggiunto il quorum, è praticamente impossibile che la legge elettorale verrà cambiata in Parlamento, almeno fino alla prossima legislatura (il che vuol dire che saremo costretti a votare almeno un’altra volta con la legge porcata).

Dobbiamo votare Sì, allora? Se vincono i Sì, c’è il rischio che i partiti maggiori lascino la legge così come uscirebbe dal referendum: cioè migliorata secondo alcuni, peggiorata secondo altri, certamente ancora imperfetta.

Una buona legge elettorale può essere scritta solo con l’accordo di tutte le forze parlamentari, ma come si può costringere il Parlamento a mettersi d’accordo per fare una nuova legge? Molto semplice: votando in modo diverso ai primi due quesiti, in modo da far uscire una legge elettorale per la Camera e una completamente diversa per il Senato.

In particolare, suggerisco di votare No al primo quesito (quello per la Camera) e Sì al secondo (quello per il Senato). In questo modo i partiti dovrannoper forza scriverne una nuova. Per il terzo quesito credo sia scontato votare Sì, in modo da abolire la vergognosa pratica del big di partito che “tira” i voti e soprattutto si assicura l’elezione, qualsiasi cosa succeda, candidandosi in tutta Italia.

Naturalmente ognuno faccia come preferisce, il voto è libero è deve rimanerlo sempre. Ma è un diritto che vale la pena di esercitare, anche se questo significa perdere mezz’ora in una giornata magari ottima per andare al mare o talmente brutta da volerci far rimanere in casa.

(20 giugno 2009)

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