Il punto sull’emergenza rifiuti

Non mancano di certo, in questi giorni, fiumi di considerazioni sull’ennesima puntata della soap opera “emergenza rifiuti in Campania”. Quasi tutte le argomentazioni in circolazione sui maggiori quotidiani locali dell’ultima settimana assumono un connotato fortemente polemico, ora contro le amministrazioni locali, ora contro il decreto del Governo in materia, ora contro questo o quel partito, o contro i manifestanti di Serre. Vediamo di fare per quanto ci è possibile un punto della situazione, in questo batti e ribatti di accuse e controaccuse, magari in ordine cronologico.

Da qualche anno a questa parte le emergenze rifiuti in Campania si susseguono a intervalli, con intensità di volta in volta maggiore o minore. Tali crisi, o meglio, tale situazione di crisi perdurante, è certamente dovuta alla infelice combinazione di politiche sbagliate (o piuttosto, in certi casi, dell’assenza di una politica specifica della situazione) e di intrecci tra interessi malavitosi e politici in alcune zone del territorio, ma non solo. La Campania, infatti, sconta un gap a livello non solo politico, ma anche di mentalità dei cittadini, risalente a molti decenni. Ed è in questi anni che gli effetti devastanti, accumulatisi fino all’impossibile, stanno presentando il conto. Infruttuosi finora sembrano essere stati i tentativi di porre rimedio alla situazione attraverso la costruzione di sette inceneritori, ancora in fase di costruzione, e la creazione di nuovi siti di stoccaggio (volgarmente dette “discariche”). E le polemiche di questi giorni si concentrano proprio sulla costruzione di uno di questi inceneritori nella zona di Serre, nel salernitano. Il fatto che il Governo, con un decreto che ha delegato all’attuale commissario straordinario Bertolaso i pieni poteri in materia, scavalcando anche una sentenza del tribunale di Salerno che avrebbe impedito la costruzione dell’impianto in una zona “protetta” come quella di Serre, ha scatenato feroci polemiche, in primis tra gli abitanti della cittadina e tra i suoi stessi amministratori, con l’appoggio di numerose associazioni ambientaliste. Per quanto scandalosa possa sembrare la prevaricazione di Bertolaso, non si può dimenticare che molto più scandalosa è da considerarsi la situazione dell’intera Campania da molti anni a questa parte, come detto. La situazione in alcune zone è vicina al collasso, e non solo perché non si sa dove mettere i rifiuti: sul piano sanitario, è appurato che in dette zone esiste un rischio di contrarre tumori di molte volte superiore alla media nazionale, e ciò è appunto dovuto ad anni e anni di gestione quantomeno malavitosa. Ora, con la costruzione, per quanto contestata, di questi impianti di incenerimento (anch’essi non proprio benefici per la salute, si dice), la situazione dei rifiuti solidi prodotti di qui in poi dovrebbe migliorare, e con essa lo stato delle pubbliche finanze; perché, non si dimentichi, ogni anno vengono spesi milioni di euro affinché tonnellate di rifiuti prodotti in Campania vengano esportati in moderni impianti europei (salvo poi vedere la camorra che importa illegalmente, facendo altrettanti milioni di euro, i rifiuti industriali di moltissime aziende del nord Italia). A proposito di finanze, sempre in questi giorni è affiorato un nuovo elemento di discordia: presto la tassa sui rifiuti regionale subirà un aumento fino a circa il 60% dell’attuale imposizione, come dire oltre il danno la beffa. Ma se, in una fase di transizione, nel bene e nel male, così delicata si innescano nuove polemiche in tal senso, con l’unico scopo di portare acqua al proprio mulino, si creano solo ulteriori tensioni, di cui non si sente affatto il bisogno (gioverebbe, in qualche caso, ricordare che la tassa sui rifiuti campana è al momento tra le più basse in Italia); certo che la questione degli sprechi esiste, ed è enorme, in Campania come in altre realtà. Ma il vizio di dare battaglia sempre e comunque sugli strumenti della lotta all’emergenza senza porre l’accento su altri fronti, come appunto quello degli sprechi nelle aziende della gestione rifiuti (anch’esse con gravissimi problemi di collusione), andrebbe messo da parte a fronte di una situazione tanto particolare. Positivo, a mio avviso, è in tal senso lo studio di una nuova zona, alternativa a Serre, per la creazione degli impianti proposta dal fronte di protesta, individuata a Terzigno. Con tutti i dubbi del caso sulla tempistica di tale proposta (emersa solo al momento dell’imposizione “autoritaria” delle scelte di Bertolaso), è comunque un’impostazione che, unendo la protesta alla proposta, potrebbe solo giovare alla situazione, che richiederebbe certamente un impegno notevole da parte di tutti gli attori in causa.

(10 settembre 2008?)

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