Il “vassallum”: simulazione elettorale (3)

LE ELEZIONI POLITICHE 2008

Le elezioni politiche 2008, svoltesi il 13 e 14 aprile, hanno avuto un esito inequivocabile e hanno dato luogo ad una chiara maggioranza parlamentare: quella formata dall’alleanza Popolo delle Libertà-Lega Nord-Movimento per l’autonomia. In base alla legge elettorale vigente, questa coalizione ha ottenuto, con il 47% circa dei consensi, 344 seggi alla Camera e 174 al Senato, garantendosi così una maggioranza parlamentare solida in entrambi i rami del Parlamento.

Le analisi postelettorali si sono concentrate soprattutto sull’exploit di un partito territoriale come la Lega Nord, che ha superato l’8% nazionale, e sul fallimento della Sinistra arcobaleno, fermatasi a poco più del 3% e per questo scomparsa dalla rappresentanza parlamentare. Ma lo scenario partitico con cui si è andati al voto era ed è interessante per  un altro motivo, che è la pluralità dell’offerta politica: ci sono stati ben 5 candidati premier che hanno superato il 2% dei voti, anche se il voto si è concentrato sulle due coalizioni principali facenti riferimento al Pdl e al Pd, con i due partiti maggiori che hanno ottenuto insieme circa il 70% dei voti, qualcosa che non si vedeva dai tempi della “super” Dc e del Pci. Un’offerta politica simile si concilia con il modello già visto del Vassallum molto più dello scenario visto due anni orsono, quando avevamo a che fare con due carrozzoni elettorali che imbarcavano partiti grandi, piccoli e piccolissimi. Fare una simulazione in queste condizioni è non solo più semplice, perché ci evita di sommare i voti di partiti diversi immaginandoceli sotto la stessa lista, ma è anche più attendibile dal punto di vista “scientifico”, perché non bisogna più prescindere dalla variabile del voto strategico, che in queste elezioni si è effettivamente presentata, visti i risultati delle due coalizioni principali. Di seguito i risultati della simulazione sulla base dei dati ufficiali delle elezioni appena svoltesi, considerando le stesse circoscrizioni dei due studi precedenti.

Lista – seggi ottenuti – %voti – % seggi

Popolo delle Libertà 275 – 37,4 – 45,83

Partito Democratico 247 – 33,2 – 41,16

Lega Nord 52 – 8,3 – 8,66

Unione di Centro 18 – 5,6 – 3,0

Italia dei Valori 5 – 4,4 – 0,83

Mpa/alleanza per il Sud 3 – 1,1 – 0,5

Altri 0 – 15,6 – 0

CONSIDERAZIONI

La prima considerazione riguarda i rapporti di forza: anche se, a differenza della legge vigente, il Vassallum non assegna per la Camera un premio di maggioranza alla coalizione più votata, a prescindere dallo scarto tra vincitori e sconfitti, ci troveremmo comunque con una forte maggioranza delle forze che hanno effettivamente vinto le elezioni politiche 2008: Pdl, Lega e Mpa otterrebbero infatti 330 seggi su 600 (non consideriamo le circoscrizioni Val d’Aosta, Trento e Bolzano ed Estero) a fronte del risultato reale (344 su 630).

Sarebbe interessante un confronto tra un eventuale Vassallum per il Senato e la legge in vigore; purtroppo il progetto di riforma era stato concepito nell’ambito di una modifica del funzionamento costituzionale che superasse il bicameralismo perfetto, unicum nel panorama internazionale.

Ma vediamo, a fronte della percentuale di voti ottenuti, come funziona il meccanismo del Vassallum per i singoli partiti. Innanzitutto vediamo che gli unici soggeti ad avvantaggiarsi in maniera significativa in termini di rapporto voti/seggi sono i due partiti maggiori (Pd e Pdl); il Pd in particolare risulta ancor più avvantaggiato del Pdl, pur avendo preso molti voti in meno, in virtù del suo radicamento, maggiore in quelle province ad alta densità abitativa e minore in quelle meno popolose; a sfavore del Pdl gioca anche la forte presenza, al nord, di un alleato come la Lega, che fa sì che il Pd sia il primo partito nell’Italia settentrionale in termini di voti assoluti. Risultano invece fortemente penalizzati tutti gli altri partiti: l’Udc limiterebbe i danni raccogliendo con un modesto 5,6% di voti il 3% dei seggi, ma già l’Idv si troverebbe decimata, poiché supera solo in poche circoscrizioni la soglia implicita, che si aggira sul 5% e varia a seconda del peso relativo dei due partiti maggiori. Meno penalizzato sarebbe il Mpa, proprio in virtù del suo forte radicamento territoriale (i seggi che conquisterebbe sarebbero tutti nelle circoscrizioni siciliane). Interessante notare che anche con un sistema simile la Sinistra l’arcobaleno non avrebbe ottenuto seggi, dal momento che il suo risultato del 3,1% nazionale è pressoché omogeneo su tutto il territorio.

Ma molto interessante è anche la comparazione tra le valutazioni riguardanti la bontà della legge elettorale qui simulata; nella precedente simulazione infatti, effettuata ipotizzando formazioni simili a quelle avutesi in questa tornata elettorale e trasponendo i dati reali delle elezioni 2006, avevamo appurato che, dei 4 obiettivi che il progetto Vassallo si prefiggeva, ne risultavano raggiunti solo “due e mezzo”: in particolare si assisteva sì ad un ritorno all’espressione diretta della gran parte dei parlamentari da parte dell’elettore (grazie ai collegi uninominali e al sistema dei migliori perdenti) e ad una semplificazione (obbligata) dell’offerta partitica, ma non si vedeva garantita a priori la meccanica bipolare, nel caso fossero risultati decisivi i partiti al centro dello schieramento parlamentare per la formazione di una qualsivoglia maggioranza; inoltre restava un forte punto interrogativo sulla possibilità del collegamento fra liste, non prevista espressamente nel progetto di legge, il che apriva la strada a possibili accordi postelettorali nel caso che due o più partiti in alleanza prima del voto risultassero vincenti ma non maggioritari. In presenza di uno scenario più attendibile su cui applicare la nostra simulazione, come quello che abbiamo avuto qui, possiamo rilevare che:

– per quanto riguarda il terzo obiettivo, e cioè la preservazione del bipolarismo, esso è raggiunto nel caso in cui il voto si concentri in percentuali rilevantissime sui due partiti maggiori o comunque sui loro alleati, e meno sulle formazioni centriste o alle estremità dei due poli maggiori: circostanza che si verifica puntualmente allorché ci si trova di fronte ad uno scenario come quello delle elezioni politiche 2008, cioè che presenta sì una pluralità dell’offerta in termini di coalizioni e candidati premier e non più un dualismo forzato, ma che rende rilevante il ruolo assunto dal cd “voto strategico”, che premia appunto le due forze principali;

– circa la questione delle coalizioni elettorali, esse possono rendersi palesi anche non ricorrendo a liste uniche sotto le quali i vari partiti coalizzati si “spartiscono” i candidati; la clausola che alcuni vorrebbero mantenere in qualsiasi riforma della legge elettorale, e cioè l’indicazione preventiva delle alleanze e del candidato premier, potrebbe mantenersi anche in presenza di una pluralità di candidati sulla scheda per ciascun candidato premier; i partiti alleati dovrebbero però fare molta attenzione a non far sì che con questa strategia si tolgano voti a vicenda, favorendo il principale candidato avversario; viceversa, la soluzione potrebbe essere il ritorno al sistema della doppia scheda, una in cui le coalizioni (eventuali) presentano ciascuna un candidato per l’uninominale, e una in cui ogni partito si presenta con il suo simbolo e la sua lista bloccata di candidati per il riconteggio proporzionale; ma quest’ultima ipotesi finirebbe per snaturare il progetto di legge, indebolendo per di più la tendenza alla semplificazione partitica (in effetti con la doppia scheda l’effetto sarebbe simile a quello della vecchia legge Mattarella, che non vide affatto una riduzione del numero dei partiti in Parlamento, anzi).

In conclusione, possiamo dire che il meccanismo che determina stabilità senza sacrificare troppo la rappresentanza, e quindi la bontà di una legge elettorale, si traduce in una catena di questo tipo:

filtro della legge elettorale > comportamento degli elettori > traduzione voti in seggi

Per filtro della legge elettorale si intende il modo in cui la legge elettorale induce i partiti a presentarsi, e quindi ad aggregarsi piuttosto che a presentarsi separati, e viceversa, a coalizzarsi o meno, e così via; questo influisce notevolmente sul comportamento degli elettori, perché gli effetti della modifica dell’offerta partitica sono diversi, primo fra tutti il famoso voto strategico; a sua volta la scelta degli elettori deve essere ben veicolata dal meccanismo di traduzione dei voti in seggi, e chiama in causa dunque altri “filtri” come la soglia di sbarramento, implicita o esplicita che sia: questa traduzione deve conciliare bene l’esigenza legittima di rappresentanza delle diverse forze (o quantomeno di quelle che rappresentano una quota non irrilevante di elettorato) con l’altrettanto ineludibile esigenza di avere un Parlamento in cui ci sia una chiara maggioranza, e dunque una stabilità, possibilmente nell’ambito di un confronto all’interno della maggioranza e tra maggioranza e opposizioni. Anche per questo è importante una buone legge elettorale, perché può contribuire a rendere responsabile un sistema politico e a premere perché questo sia il più efficiente possibile.

(27 aprile 2008)

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