De porcellum

(già pubblicato sul blog giovaniedemocratici)

A prescindere dal risultato elettorale, imprevedibile per la maggior parte degli addetti ai lavori se non per il nome del vincitore almeno per la misura della vittoria, l’Italia resta una anomalia nel panorama delle democrazie occidentali per diversi motivi. Si è detto da più parti, a ragione, dell’eterno conflitto d’interessi-monopolio dell’informazione televisiva da parte del nuovo (?) premier in pectore; ma l’Italia è anche l’unica democrazia degna di questo nome dove il Parlamento è stato eletto per la seconda volta con una legge elettorale: 1) approvata in chiusura di legislatura dalla sola maggioranza di centrodestra uscente, allo scopo (dichiarato) di sfavorire l’allora opposizione di centrosinistra; 2) definita dal suo stesso autore “una porcata” in diretta televisiva, autore in odore di incarico di vicepresidente del Consiglio nei prossimi giorni; 3) attaccata dagli stessi esponenti di centrodestra, tra i quali alcuni dei primi promotori del referendum abrogativo, che l’avevano approvata, salvo poi abbandonare il tavolo della apposita riforma con il centrosinistra nel momento in cui si prospettava l’ipotesi di un ritorno alle urne a breve.

Questa legge elettorale, questa “porcata”, stavolta passerà inosservata per qualche mese, e solo perché non ha determinato, con il suo folle meccanismo dei premi regionali per il Senato, una situazione di stallo istituzionale alla nuova maggioranza, il tutto solo grazie all’enorme vantaggio con cui la coalizione vincente ha vinto sui principali sconfitti. Poi però comincerà ad avvicinarsi il referendum, indetto per la primavera del 2009, che contribuirà non poco a scuotere gli equilibri di governo, dal momento che troveranno a scontrarsi i fautori di questo referendum interni alla maggioranza stessa e gli esponenti leghisti che a suo tempo minacciarono fuoco e fiamme contro quegli stessi quesiti referendari (che li condannerebbero alla scomparsa del loro simbolo).

La soluzione ci sarebbe, e consisterebbe nella riapertura immediata di un tavolo per la riforma della legge elettorale vigente, da concertare con l’opposizione. L’approvazione tempestiva di una legge che risponda ai quesiti referendari e che metta d’accordo una maggioranza parlamentare trasversale, invaliderebbe il referendum, e converrebbe quindi alla stessa maggioranza uscita di fresco dalle urne. Questo in un paese civile.

Conoscendo i personaggi, faremmo bene ad aspettarci invece di tutto, compreso un decreto legge che modifichi alcuni punti della “porcata” quel tanto che basta ad assolvere i dubbi dei questuanti e a placare le tensioni interne, senza il minimo riconoscimento di trattativa all’opposizione. La speranza è l’ultima a morire, ma già si sente poco bene.

(21 aprile 2008)

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