Il “vassallum”: simulazione elettorale (1)

COMPOSIZIONE DELLE CIRCOSCRIZIONI

Le circoscrizioni devono mettere in palio 12, 14 o 16 seggi. Metà di questi vengono assegnati nei collegi uninominali presenti nelle circoscrizioni in numero pari alla metà dei seggi totali messi in palio nella circoscrizione stessa.

La stesura delle ipotetiche circoscrizioni ha tenuto conto di due fattori principali: il numero di elettori e la vicinanza geografica tra le province.

Circoscrizione – Seggi in palio (Votanti 2006)

Abruzzo + Molise – 16 (1.340.000)

Basilicata + prov. Cosenza – 14 (791.836)

Prov. Di Catanzaro, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia – 12 (709.742)

Prov. di Napoli 1 – 16 (1.808.952)

Prov. di Napoli 2 – 14 (-)

Prov. di Salerno e Avellino – 14 (964.443)

Prov. di Benevento e Caserta – 12 (706.099)

Prov. di Bologna – 12 (682.293)

Prov. di Ferrara, Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena – 14 (986.712)

Prov. di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia – 16 (1.261.142)

Friuli Venezia Giulia – 14 (809.394)

Prov. di Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo – 16 (1.003.886)

Prov. di Roma 1 – 16 (2.639.243)

Prov. di Roma 2 – 12 (-)

Prov. di Roma 3 – 12 (-)

Liguria – 16 (1.089.219)

Prov. di Cremona, Lodi, Mantova, Pavia- 16 (1.003.321)

Prov. di Milano 1 – 14 (2.044.492)

Prov. di Milano 2 – 12 (-)

Prov. di Milano 3 – 12 (-)

Prov. di Lecco e Bergamo – 14 (917.395)

Prov. di Brescia e Sondrio – 14 (906.620)

Prov. di Como e Varese – 14 (953.813)

Marche – 16 (1.021.991)

Prov. di Torino 1 – 14 (1.494.709)

Prov. di Torino 2 – 14 (-)

Prov. di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Vercelli, Verbano – 16 (1.398.097)

Prov. di Bari e Brindisi – 16 (1.019.361)

Prov. di Barletta e Foggia – 12 (602.728)

Prov. di Lecce e Taranto – 14 (881.619)

Sardegna – 16 (1.049.068)

Prov. di Massa-Carrara, Lucca, Pisa, Pistoia – 14 (807.704)

Prov. di Livorno, Grosseto, Arezzo e Siena – 14 (805.741)

Prov. di Firenze e Prato – 14 (831.252)

Prov. di Verona e Vicenza – 16 (1.134.299)

Prov. di Belluno e Treviso – 12 (693.317)

Prov. di Padova – 12 (614.122)

Prov. di Venezia e Rovigo – 14 (742.282)

Prov. di Trapani, Agrigento, Caltanissetta – 12 (650.634)

Prov. di Palermo – 12 (708.889)

Prov. di Enna e Messina – 12 (483.305)

Prov. di Catania, Ragusa, Siracusa – 16 (1.039.223)

Umbria – 12 (586.506)

Il ritaglio delle circoscrizioni ha richiesto molto lavoro ed ha reso necessario ricorrere qua e là a delle approssimazioni o semplificazioni; alcune province sono così grandi che si è dovuto dividerle in più circoscrizioni ipotetiche, anche di diversa grandezza: è il caso di Napoli, Roma, Torino e Milano. In tal caso l’assegnazione dei seggi è stata eseguita sugli stessi dati più volte, approssimazione resasi necessaria per l’impossibilità di andare oltre il dato provinciale nel dettaglio dei dati.

Sono stati tenuti fuori dallo studio le regioni della Val d’Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano, per il particolare sistema partitico che presentano, nonché le circoscrizioni estere. Il numero dei seggi totali ammonta dunque a 600.

ASSEGNAZIONE DEI SEGGI

Si procede all’assegnazione dei seggi su base circoscrizionale utilizzando il metodo del divisore d’Hondt; nel caso che una o più liste ottengano nei collegi uninominali più seggi di quante gliene riserva l’assegnazione proporzionale, esse conservano i seggi in più, e si procede ad una nuova assegnazione dei seggi rimanenti tra le altre liste.

In base ai dati delle elezioni Politiche 2006, applicando questo nuovo sistema elettorale, probabilmente i risultati, considerando ovviamente i partiti così come si sono presentati e l’esclusione delle circoscrizioni suddette, sarebbero stati i seguenti:

Lista – seggi ottenuti/collegi conquistati (seggi politiche 2006*)

L’Ulivo – 264/215 (220)

Forza Italia – 173/85 (137)

Alleanza nazionale – 74/- (71)

Udc – 35/- (39)

Rifondazione Comunista – 28/- (41)

Lega Nord – 22/- (26)

Udeur – 2/- (10)

Rosa nel pugno – 1/- (18)

Italia dei Valori – 1/- (16)

*incluse circoscrizioni Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige ed estere.

CONSIDERAZIONI

Qualsiasi considerazione sul risultato di questa simulazione non può prescindere dalla premessa, necessaria, che le diverse leggi elettorali influiscono in modo diverso sul sistema partitico. Dire “se si fosse votato con il Vassallum nel 2006 i risultati sarebbero stati esattamente questi” è semplicemente impossibile, non fosse altro che per il motivo suddetto. Per poter anche solo immaginare le possibili modificazioni che una tale legge avrebbe comportato al sistema partitico, bisogna però prima analizzare gli effetti che caratterizzano il Vassallum rispetto alla legge effettivamente in vigore nel 2006.

Innanzitutto, la differenza più eclatante con i dati reali è che, a fronte di una maggioranza numerica seppur risicatissima a livello nazionale, che aveva fatto scattare il premio di maggioranza in favore del centrosinistra, qui invece osserviamo che la somma dei seggi ottenuti dai partiti presentatesi con il centrosinistra (296) è inferiore alla somma dei seggi ottenuti dai partiti di centrodestra (304), e questo nonostante il maggior partito di centrosinistra (l’Ulivo) si sia rivelato vincente nella sfida dei collegi uninominali con la lista maggiore di centrodestra (Forza Italia). La differenza fondamentale sta nelle ridotte circoscrizioni che questa legge elettorale ipotizzata prevede, allo scopo di ridurre proprio la rappresentanza dei micro partiti, introducendo una soglia di sbarramento implicita di circa il 5-6% su base circoscrizionale. Ne escono ridimensionati, rispetto alla loro reale rappresentanza parlamentare, soprattutto quei partiti alleati del centrosinistra nella fascia 1-2,5%, che scompaiono (Verdi, Pdci) o sono ridotti a contare per un seggio o due soltanto (Idv, Udeur, Rnp).

Questo effetto non tocca quasi per nulla i quattro principali partiti di centrodestra, ben radicati e tutti ben al di sopra del 4% nazionale (il raffronto con i seggi ottenuti realmente nel 2006 è illuminante).

Altra osservazione riguarda il radicamento territoriale di alcuni soggetti. Prendiamo in esame, ad esempio, la Lega Nord e l’Udeur: questi partiti, anche nel caso in cui la ridottissima percentuale di consensi ottenuta nazionalmente escluderebbe una loro rappresentanza, risultano decisamente avvantaggiate rispetto ad altre liste distribuite in modo omogeneo sul territorio nazionale; si confrontino ad esempio i due seggi presi dall’Udeur, a fronte dei singoli seggi conquistati da partiti grandi quasi il doppio (Rnp, Idv).

A questo punto possiamo ipotizzare cosa avrebbero fatto i partiti per ottimizzare un sistema che, come abbiamo visto, favorisce i partiti maggiori anche se non impone maggioranze coatte e liste uniche obbligatorie. Iniziamo dai partiti di centrosinistra, o meglio, di sinistra: partiti che rimanendo così come sono non avrebbero eletto neanche un rappresentante (Verdi, Pdci), se si fossero invece fusi in un soggetto unico insieme a Rifondazione Comunista, sulla base ovviamente di un programma e di un’ideologia comune, avrebbero certamente ottenuto diversi seggi, su un totale che sarebbe stato molto superiore ai 29 ottenuti nella fattispecie dal Prc, trattandosi di un soggetto con un potenziale attorno al 10% nazionale, dotato quindi di forte credibilità e di discreta rappresentanza.

Analogo discorso potrebbe farsi con i mille più uno partiti che si richiamano chi al socialismo chi, soprattutto, al centro cattolico. Riguardo quest’ultimo, presentandosi con una propria lista e con propri candidati avrebbe buone possibilità di arrivare anch’esso al 10%, rendendosi così un interlocutore quasi obbligato per qualsiasi partito di maggioranza relativa (di centrodestra o di centrosinistra) che uscisse dalle urne. Formazioni del genere che si presentassero in tutte le circoscrizioni elettorali, oltre a ottenere più seggi togliendone qualcuno nel conteggio ai partiti più grandi, renderebbero impossibile ai micro soggetti di poter agguantare qualche seggio; così, ci sarebbero poche speranze per un redivivo partito socialista unificato (che a meno di grosse sorprese non dovrebbe allontanarsi dal 2-3%) e per altre liste (come l’Italia dei Valori o gli stessi Radicali), a meno di una loro confluenza in partiti maggiori.

Gli effetti tangibili di un simile nuovo scenario (da ipotizzarsi sempre ottenuti sui voti espressi nelle elezioni 2006) sarebbero fondamentali per comprendere la validità di un nuovo sistema elettorale, il Vassallum, il cui obiettivo primario dichiarato è quello di creare stabilità istituzionale senza per questo rinunciare a rappresentare le diverse culture e sensibilità politiche anche facenti riferimento ad un territorio limitato.

Tali effetti sono al centro del nostro prossimo studio, in preparazione e disponibile entro poche settimane.

(23 febbraio 2008)

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