Il centro storico patrimonio dell’umanità (di chi?)

(Articolo per il sito napoli.com)

Da alcuni giorni trova spazio, nella sezione cittadina di un importante quotidiano nazionale, un agguerrito dibattito sul centro storico di Napoli. La discussione, tanto tecnica quanto, a tratti, feroce, vede come protagonisti da un lato i sostenitori della qualifica del centro storico di Napoli come “zona franca”, dall’altro chi si oppone a questa possibilità, ritenendo solo la zona est della città degna di tale attributo.

Ad essere onesti, è difficile per il lettore “medio” (nessuno si senta offeso da tale definizione) orientarsi tra i riferimenti ora alle indicazioni dell’ultima Finanziaria, ora  a quelle del piano regolatore, ora alle differenze tra le zone franche istituite nei sobborghi parigini e quelle previste per Napoli… più semplice può rivelarsi, per ciascuno, provare a vedere con i propri occhi quello di cui si sta parlando; e allora, la questione riguarda la conservazione del centro storico? Andiamo a farci un giro, in questo centro storico. Non come semplici turisti, ma come semplici cittadini che vivono la zona di cui stiamo parlando. Sapendo, da cittadini un minimo informati, che il centro storico napoletano è stato dichiarato dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”.

Ora, si può anche non avere esperienza delle situazioni in altre città italiane, o anche europee, in cui si ha a che fare con una ricchezza di tal genere; fatto sta che, in certi momenti, in certe zone, luoghi di indubbio valore culturale sembrano invece estratti della periferia più degradata, o zone deputate alla “movida” indiscriminata. Un esempio sopra tutti: la spettacolare piazza del Gesù Nuovo; non che si possa dir niente sui restauri e sulla manutenzione agli edifici o ai monumenti più significativi, non è questo che può risaltare facilmente all’occhio; piuttosto, si resta sgomenti ad osservare la situazione in cui viene a trovarsi la piazza di sera, in special modo di sabato e domenica. La zona presso l’obelisco diviene un parcheggio selvaggio (ma non dovrebbe essere vietato l’accesso ai non residenti?), e questo è niente. Da Santa Chiara fino giù, alla fontana di piazzetta Monteoliveto, si riempie di giovani e meno giovani che si danno alla pazza gioia. Siccome chi scrive non ha più di 20 anni, è bene sapere che c’è modo e modo di divertirsi; certo ci sono modi di divertirsi che non contemplano il gridare perennemente, il riempire le strade di cartacce e bottiglie vuote e l’aria di fumo di canna.

In una situazione simile, sembrerebbe scontato evocare un minimo di controlli da parte anche solo deilla polizia addetta al traffico; ed ecco la sorpresa: di volanti delle forze dell’ordine, in special modo della polizia, si sente il bisogno perché già ci sono; effettuano giri di ricognizione con una certa frequenza, ed è anzi difficile stare anche pochi minuti nella piazza senza scorgerne una. Il problema è che non fanno nulla. Possono? Non possono? Chi lo sa. Ma criticare gli agenti o gli amministratori in questo caso va bene fino a un certo punto. Certo sarebbe lecito anche aspettarsi un minimo di considerazione, in generale, da parte di molti dei protagonisti della “movida”, per un  luogo così importante storicamente e culturalmente. Basterebbe non passare la serata come se si facesse a gara a chi si ubriaca prima.

E basterebbero anche altre piccole cose, con il comune denominatore di un minimo di senso civico (questo sconosciuto).

(11 maggio 2007)

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