Gli scenari futuri della politica italiana

(già pubblicato sul blog Politologi.com)

Nei giorni dei congressi paralleli di Democratici di sinistra e Margherita che ufficialmente sciolgono i due partiti in vista della costituzione del Partito democratico, molti si pongono la seguente domanda, in apparenza semplice: quale sarà lo scenario politico dell’immediato futuro? Partiamo con delle premesse di fondo, per meglio inquadrare una possibile risposta. Per immediato futuro bisogna intendere sostanzialmente lo scenario che ci si presenterà allorché si andrà a nuove elezioni politiche, cioè a fine legislatura; che questa giunga fino alla fine, nel 2011, o termini in anticipo, presumibilmente accorpando elezioni politiche ed elezioni europee nel 2009 (per tutta una serie di motivi), si parla di un futuro prossimo. La costituzione del Partito democratico, la cui fase costituente inizierà ufficialmente nella primavera del 2008, quasi certamente spingerà il centrodestra, come ha dichiarato lo stesso leader Silvio Berlusconi al congresso dei Ds, a compiere un passo simile, ossia a costituire un grande partito unico del centrodestra da egli stesso denominato “Partito della libertà”. Verosimilmente, tale partito unico del centrodestra (che poi, similmente a quello del centrosinistra, tanto unico non sarà), nascerà dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale, essendosi la Lega Nord già chiamata nettamente fuori ed essendo i disegni dell’Udc di Casini ben lontani da un progetto simile, e più vicini semmai alla costruzione di un nuovo “grande centro”. Ora, prima di fare qualsiasi previsione, bisogna comprendere che gran parte delle scelte dei partiti che non si fonderanno in questi due grandi partiti unici dipenderanno, in gran parte, dalla nuova legge elettorale che uscirà dal dibattito parlamentare. A tutt’oggi, l’opzione più gradita è un modello cosiddetto “alla tedesca”, con un forte sbarramento (al 4 o al 5%), che in sostanza penalizzerebbe molto i partiti piccoli. Se, nonostante i veti del Mastella di turno, una legge simile dovesse passare, ci troveremmo di fronte ad una corsa frenetica alla fusione da parte di tutti quei soggetti che, specie nel centrosinistra, non avrebbero alcuna speranza di essere rappresentati in Parlamento: partiti come i Verdi, l’Italia dei Valori, l’Udeur e i Comunisti italiani, per non parlare dei vari micro-residui della ultra-decennale diaspora socialista (Sdi, Npsi, i Socialisti). Partiamo proprio da questi ultimi, e dal recente congresso dello Sdi, in cui il segretario Boselli ha affermato con convinzione di voler procedere alla riunificazione definitiva degli eredi del Psi e la loro ricollocazione a sinistra, pur se decisamente fuori dal Pd, incontrando il favore degli altri ex-compagni, da Bobo Craxi a De Michelis. Ponendo che, anche e soprattutto in vista di detta legge elettorale, tale riunificazione socialista giunga finalmente a compimento, questo significherebbe non solo il divorzio dello Sdi dai Radicali, ma soprattutto la nascita di un nuovo partito (secondo Boselli da chiamare obbligatoriamente Partito Socialista Italiano) con il chiaro obiettivo di raggiungere percentuali non imponenti, ma quantomeno incoraggianti, da un minimo del 3% ad un massimo del 5%. Passiamo ai Comunisti; la scissione che vide i cossuttiani fondare il Pdci in disaccordo con lo strappo bertinottiano con il primo governo Prodi, 9 anni fa, non ha chiaramente più alcun senso, e anche qui la nuova legge elettorale, peraltro molto gradita a Rifondazione, incoraggerebbe la nascita di una “izquierda unida” all’italiana, un polo di Sinistra che riunisca le attuali forze della cosiddetta “sinistra radicale”, e quindi Prc e Pdci, con oneste possibilità di raggiungere anche il 10% dei consensi, se non oltre. L’incognita riguarda i Verdi; assolutamente incomparabili, per storia e dimensioni, ai partiti ambientalisti europei, dai Verdi tedeschi a quelli scandinavi; in crisi di identità, essendo stato il tema ambientale fatto proprio dalla quasi totalità dei soggetti politici, perlomeno di quelli progressisti, primo fra tutti il nascente Partito democratico. Ed è proprio nel Pd che i Verdi potrebbero confluire, se la fase costituente del 2008 si dimostrerà abbastanza aperta e senza sentimenti esclusivi, altrimenti Pecoraio Scanio e compagni dovranno giocoforza unirsi al polo “comunista”, non senza dissensi e forzature. Di Pietro, invece, ha già fatto capire da tempo di voler aderire al progetto unitario riformista dell’Ulivo qualche anno fa, quando, in occasione delle elezioni europee, fu “bloccato” dal veto dello Sdi, allora terza ruota del “triciclo” ulivista. Fuori i socialisti impegnati nella riunificazione, non c’è motivo per non includere nel Pd anche l’Italia dei Valori, che altrimenti sarebbe destinata a scomparire. Infine, l’Udeur di Mastella, insofferente alle coabitazioni forzate del bipolarismo all’italiana, abbraccerebbe più che volentieri i progetti dichiaratamente neocentristi di Casini, che avrebbero il grosso vantaggio di non impegnare la nuova formazione in nessun accordo di coalizione ma di conservare il carattere tutto peculiare di “ago della bilancia” dell’arco parlamentare (a meno che la nuova legge elettorale non preveda un fortissimo premio di maggioranza alla coalizione che ottenga pià voti), specie se, come prevedibile, il divario tra le coalizioni facenti riferimento l’una al Pd l’altra al Pdl non sarà troppo grande.

Possiamo quindi fornire ragionevolmente un primo abbozzo di scenario, alla luce di quanto detto finora. Due coalizioni prinicipali, dalla seguente composizione, più un terzo polo centrista:

Partito democratico (ex Ds, Margherita, Idv?, Verdi?, altri partiti minori es: Mre?, Pri?) circa 30-35%;

Partito di Sinistra (ex Prc, Pdci, Verdi?, sinistra Ds?) circa 10-12%

Partito Socialista (ex Sdi, NuovoPsi, i Socialisti) circa 3-5%

Totale probabile coalizione progressista: min 43% – max 50%

Partito della libertà (ex Forza Italia, An) circa 30-35%

Lega Nord circa 5%

Partito di Destra circa 5%

Totale probabile coalizione conservatrice: min 40% – max 45%

Partito di Centro circa 10-15%

Sono ovviamente stime non attendibili, in quanto, oltre a riferirsi a scenari futuri, non tengono conto degli spostamenti di preferenze che generalmente seguono importanti variazioni, per composizione dei partiti e delle coalizioni, del sistema politico, senza parlare dell’influenza che potrebbero avere altri partiti tradizionalmente al di fuori degli schieramenti (come i Radicali, in futuro quasi certamente di nuovo soli) e più in generale dell’intero sistema elettorale, che qui però abbiamo supposto come una sorta di proporzionale alla tedesca “corretto”, cioè con premio di maggioranza e sbarramento per le liste più piccole. Per la dicitura “partito di Destra” si intendono quei movimenti che attualmente ruotano intorno al Movimento sociale, ed ai vari Fiore, Tilgher, Mussolini, a cui probabilmente si aggiungerebbero gli “irriducibili” di An contrari alla fusione nel Pdl, presumibilmente pochi; in ogni caso, si tratterebbe di una formazione certamente potenziale alleata del Partito della libertà, che, vista anche la presenza della Lega Nord, sposterebbe anche l’asse della coalizione più a destra, dunque definitivamente lontano da un accordo con il Centro.

Un’ultima considerazione riguarda la recente decisione, peraltro annunciata, di una parte dei Ds, il cosiddetto “correntone” facente capo a Fabio Mussi, di non prendere parte al progetto del nascente Partito democratico. Questo pone gli “scissionisti” (posto che sia corretto definirli tali) di fronte ad un grosso problema di collocazione: se infatti è poco probabile che tale corrente si accorderà semplicemente con la sinistra radicale, per ovvii motivi, suonerebbe altrettanto strana, se non di più, una confluenza nel futuro nuovo Partito Socialista, poiché gli ex Ds col tempo dimostratisi più vicini agli eredi del Psi (quelli che hanno riabilitato Craxi, in sostanza) sono attualmente tra i più convinti sostenitori del Pd. In vista della possibile legge elettorale più volte menzionata, Mussi e compagni avrebbero di fronte a sé solo problemi, sia che abbiano in mente di costituire un soggetto nuovo (con quali elementi? in quanto tempo? soprattutto, con che potenziale elettorale?) sia che decidano di confluire, forzando se stessi più di quanto avrebbero fatto entrando anch’essi nel Pd, in una delle due formazioni suddette.

La nostra analisi trova un certo riscontro in un recente sondaggio pubblicato dal sito del Sole 24 ore. I risultati del sondaggio, intitolato “Cosa succederebbe con nuove formazioni politiche?”, sono i seguenti (fig.1):

fig. 1 (clicca qui per vedere la figura)

La tabella qui riportata va letta tenendo presente due fattori, che riguardano, il primo, i partiti tenuti in considerazione, il secondo le percentuali ad essi attribuite.

Come si vede, i partiti, o meglio, le formazioni previste da questo sondaggio, sono principalmente 7 (si considerano esclusi, naturalmente, le miriadi di liste minori, incluse quelle “civetta”); ma a differenza della nostra analisi, il sondaggio considera, in luogo del Psi “riunito”, un indistinto “polo laico socialista/radicale”, come potrebbe intendersi l’attuale Rosa nel pugno; una formazione che, visto il recente risultato elettorale, non avrà un grande futuro, quindi non si capisce perché riproporla di qui alle prossime elezioni; “Destra sociale” e “Movimento autonomista” ricalcano quelli che abbiamo indicato rispettivamente “partito di Destra” e “Lega Nord”(la quale andrà probabilmente in futuro integrandosi con altri movimenti autonomisti, per esempio quello siciliano); “Movimento ambientalista” dovrebbe far riferimento ai Verdi, ma, come abbiamo illustrato, non sembra che a questi convenga ripresentarsi autonomamente come partito nello scenario ipotizzato.

Per quanto riguarda le percentuali, esse riflettono una tendenza che ha il difetto di essere riferita alla data di effettuazione del sondaggio, cioè ai giorni nostri, che vedono una netta crisi di consenso per l’Unione, in modo particolare per l’Ulivo (fig. 2); ma quanto sono attendibili delle domande formulate oggi su delle preferenze che, come abbiamo visto, saremo chiamati ad esprimere fra non meno di due anni? Inoltre, il sondaggista non indica quali coalizioni elettorali faranno da contenitore a questi futuri partiti, né come saranno composte. E questo, in un paese la cui opinione pubblica da quasi 14 anni è entrata in una mentalità bipolare, potrebbe essere decisivo nel determinare la scelta (un esempio su tutti: la formazione di centro avrebbe la stessa consistenza di quella indicata se si alleasse con il Partito democratico? O se invece si alleasse con la coalizione conservatrice?).

fig. 2 (clicca qui per vedere la figura)

Molto significativo, infine, è invece a nostro avviso la percentuale di rispondenti con un’indicazione a questo sondaggio; interpellati, nella stessa occasione, anche sulla preferenza attuale, cioè con gli attuali partiti, coloro che hanno dato un’indicazione (60%, fig. 2) sono stati in numero inferiore rispetto a quelli che hanno espresso una preferenza per le ipotetiche formazioni future (70%, fig. 1). Questo dovrebbe indicare, a ben vedere, che una minore frammentazione del sistema partitico produrrebbe anche una maggiore partecipazione ed una quota minore di indecisi e sfiduciati.

(23 aprile 2007)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...