“Scuole aperte”, il perché di un’iniziativa

(Intervista per “Scuol@perta”)

Quest’anno ha avuto luogo la 2° edizione dell’iniziativa “Scuole Aperte”, promossa dalla Provincia di Napoli come strumento per l’orientamento formativo in tutte le scuole di Napoli e Provincia. La due giorni si è svolta sabato 17 e domenica 18 dicembre 2005, ed ha consentito a genitori e studenti di accedere alle strutture scolastiche per tutta la giornata. Abbiamo incontrato Maria Cristina Ruggiero, responsabile dell’organizzazione di “Scuole aperte”.

Dottoressa, si tratta certamente di un’iniziativa interessante e coinvolgente. Quali sono i concetti alla base di questa idea?

“Questa iniziativa è nata lo scorso anno in maniera sperimentale, e l’abbiamo replicata quest’anno con successo. Il problema che sia l’anno scorso che quest’anno ci siamo posti è quello dell’orientamento. Abbiamo pensato ad un’iniziativa in questi termini per due motivi principali; il primo, è l’importanza dell’orientamento, come scelta che segna un percorso per il futuro dei ragazzi. La scelta dell’indirizzo determina spesso non solo il percorso post-scolastico, ma anche il successo o l’insuccesso rispetto alla scuola stessa. Molti abbandoni, molte interruzioni di percorso, molti insuccessi (ripetenze, trasferimenti da un indirizzo ad un altro, insomma perdita di un percorso lineare), che si registrano ancora in maniera massiccia, sono legati ad una scelta non sempre consapevole; in genere si registrano mggiormente negli istituti professionali e tecnici.”

È una tematica importante, specie in una realtà difficile come quella di Napoli. Ora, iniziative del genere, “calate dall’alto” per così dire, sono sufficienti o non vanno potenziate e soprattutto integrate con iniziative che vengano da altre parti della società?

“Che l’orientamento sia fondamentale nel successo scolastico è tanto evidente che le attività di orientamento appartengono ormai all’attività didattica delle scuole, medie e superiori, in cui ci sono docenti che si occupano specificatamente dell’orientamento, sia di quello “in uscita” che di quello “in entrata”. Ma non solo, perché spesso nei territori più difficili o nei percorsi di studio più complessi, le scuole si appoggiano anche alla collaborazione della società, di altri soggetti che condividono il problema sul territorio. Mi riferisco al fatto che l’orientamento scolastico è anche orientamento al mondo del lavoro, specie nella scuola superiore; difficilmente un ragazzo intraprende un corso di studi senza neppure una vaga idea di ciò che verrà dopo. In linea generale si pensa, in maniera un po’ approssimativa, che i ragazzi che si iscrivono agli istituti tecnico-professionali non immaginano una prosecuzione degli studi immediatamente dopo il diploma, come invece succede in percentuale maggiore agli studenti che scelgono un indirizzo liceale, che già immaginano, per la gran parte, di proseguire gli studi all’Università. Questo per non è sempre e del tutto vero. Quindi la scuole compie affronta le tematica dell’orientamento insieme ad altri soggetti. Perché sia che tocchiamo il tema del disagio giovanile, della prevenzione alla dispersione, e non solo nelle cosiddette “zone a rischio”, sia che parliamo del problema della integrazione sociale, le scuole con molta frequenza si riferiscono a tutti quei soggetti sociali che si occupano di professione ed impiego.”

Ci sono state altre Province che hanno preso iniziative simili, o quello di Napoli è un caso isolato?

“l’iniziativa del 2004 ha avuto molto successo anche presso le altre Province della Regione, tant’è che l’hanno riconosciuta come un’ottima iniziativa e ne hanno prese di simili. Non so dire a che livello lo abbiano fatto, anche perché certamente la Provincia di Napoli è quella che, per ovvie ragioni, essendo la seconda per numero di istituti e la prima a livello nazionale quanto a popolazione studentesca, è stata quella il cui intervento è stato più massiccio; sicuramente c’è stata un’attività di scambio intensa che ha portato le altre Province ad adottare iniziative del genere. Naturalmente, senza improvvisare nulla, perché non si può improvvisare su un terreno così delicato come quello dell’orientamento giovanile. Le istituzioni non possono sostituirsi a chi lavora da anni con l’orientamento. Le istituzioni possono e devono fungere un’azione di facilitazione, e fornire degli strumenti che i singoli istituti, né dal punto di vista economico, né su quello dei contenuti, non possono darsi; strumenti utilizzabili da tutti, nell’interesse di tutti: mi riferisco all’iniziativa “Scuole aperte” ma anche al “Cercascuole”, che non è qualcosa di altro dall’iniziativa, ma ne è uno strumento integrante e fondamentale. Il significato della due giorni, un sabato e una domenica, ha un valore sia simbolico che funzionale; perché l’idea era rivolta a quei genitori che durante la settimana lavorano, e perché due giorni consecutivi sono simbolicamente più efficaci che non, ad esempio, quattro giorni diluiti in un mese. In questo senso, se l’iniziativa sarà in futuro potenziata, non pensiamo, per il momento di modificarne la durata.”

(16 gennaio 2006)

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