I valori in cui credo

(Sulla scia del precedente saggio breve – di critica letteraria – a proposito dei valori espressi dalla letteratura del D’Annunzio, ci fu chiesto di esporre quali fossero piuttosto i nostri riferimenti valoriali; lo scritto che segue fu anch’esso valutato in maniera molto positiva)

Ho già espresso le mie critiche, anche in maniera feroce, nei confronti della concezione della vita espressa da Gabriele d’Annunzio  nei brani esaminati appartenenti a “Il piacere” e a “Le vergini delle rocce”. Tale concezione, come risulta chiaramente, non corrisponde, neanche in piccola parte, alla mia. Tuttavia, affinché la critica vada intesa in senso positivo, e non in senso esclusivamente negativo,  è giusto che io evidenzi quali sono per me i valori che contano di più.

Innanzitutto, credo bisogni fare una distinzione tra la sfera ristretta, personale, che include sé stessi e i rapporti con i propri cari, e la sfera più generale della società in cui si vive. I cosiddetti valori, sui quali impostiamo le nostre scelte, il nostro modo di vivere, ci vengono inculcati in primo luogo dall’educazione che riceviamo dalla famiglia e, in parte minore, dalla scuola, nei primi anni di vita. Successivamente, quando si cresce, anche i valori che la società ci trasmette si fanno largo nella nostra mente (Ma questi, al contrario dei primi, sono soggetti alla nostra interpretazione, e possiamo condividerli o meno). Ciò avviene in maniera massiccia nella società moderna, dove grazie ai mass-media v’è uno scambio continuo di messaggi tra il singolo e la società, almeno quella mediatica. Questo, rispetto al passato, agevola la comprensione ed il confronto tra i vari individui, ciascuno con le proprie idee e i propri valori da un lato, dall’altro rischia di appiattire le posizioni di tutti su alcune idee “di comodo”.

Per quanto mi riguarda, ho sempre seguito, e continuo a seguire, gli insegnamenti che i miei genitori mi danno dalla nascita. La mia morale si fonda soprattutto su ciò che essi mi hanno insegnato. È a partire da questi che sviluppo delle opinioni su ciò che ho davanti, sul mondo che mi circonda, sulle opinioni degli altri.

Se qualcuno mi chiedesse quali sono i valori in cui credo maggiormente, risponderei che vi sono vari “livelli” di valori. Al primo livello ci sono quelle cose di cui non potrei nemmeno concepire l’assenza: la mia famiglia e, più in generale, i miei cari. Sono queste le cose senza le quali credo che la mia vita avrebbe forse ancora un senso, ma che non riuscirei in nessun modo ad andare avanti. Credo che questo valga un po’ per tutti gli esseri umani, dal momento che l’uomo è per natura un animale sociale, che ha fortemente bisogno del prossimo e di affetti. Al secondo livello, sempre per quanto concerne la sfera “personale”, metterei quelle cose di cui sento un effettivo bisogno, e senza le quali la vita per me sarebbe decisamente più dura: un benessere fisico, economico, ed anche affettivo (qui mi ricollego a quanto detto prima). In questo livello le necessità si fanno più soggettive, in quanto dipendenti dalla sensibilità e dai desideri di ognuno. Nel terzo livello passerei alla sfera esterna, quella “sociale”, in cui la mia persona deve relazionarsi e fare i conti col mondo esterno. Io credo che ogni essere umano, in quanto parte attiva di una società, abbia il dovere (dettato più da un istinto naturale che da una morale) di contribuire al miglioramento di quella stessa società in cui vive, per sé e per i propri figli e discendenti. Per conseguire questo obbiettivo, ognuno ha il diritto di percorrere la strada che gli sembri più giusta, ed è anche questa uno dei fattori che, nel bene o nel male, hanno segnato la storia. È difficile guardare con occhi sgombri da quelli che sembrano i propri interessi immediati, ma che sono invece quelle necessità che ho incluso nelle primne due sfere, a questo percorso di miglioramento della collettività. Molti questa necessità non la avvertono affatto, e vivono attenendosi alla sfera ristretta; il più delle volte ciò accade perché vi sono costretti dalle loro condizioni di vita. Ma esiste anche chi, pur avvertendo quel senso di responsabilità nei confronti degli altri e della collettività, persegue comunque unicamente gli obbiettivi personali, come l’agiatezza economica, il prestigio sociale e via dicendo. Ciò accade, nonostante le apparenze, in buona fede, poiché queste persone non distinguono la sfera “ristretta” da quella “sociale”, e, avvertendo come più “indispensabili” gli oggetti della prima, bollano come inutili e dettati dal buonismo quelli appartenenti alla seconda. È, questo, un tipo di sfera a mio avviso universale e soggettivo insieme, in quanto insito nella natura stessa di tutti gli esseri umani, ma interpretato a seconda delle sensibilità.

Infine, nell’attenermi a questi valori, personalmente tendo ad agire seguendo il mio senso dell’onore; quest’ultimo va inteso come un’integrità morale e come una necessità di essere considerato dagli altri una persona che a questa integrità morale cerca, per quanto possibile, di aderire.

(19 aprile 2005)


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