Politica e consenso

(Un saggio breve per la scuola.)

La politica è una scienza molto complessa in cui, per sapersi destreggiare egregiamente, e per giungere a risultati soddisfacenti, occorre essere abili in vari campi. Di questi campi, specialmente al giorno d’oggi, la ricerca del consenso è uno dei più importanti, se vogliamo è il punto d’arrivo per ogni politico praticante, ed è anche il punto di partenza per poi arrivare a consolidarsi per mezzo della votazione popolare. Già dai tempi antichi gli uomini, alcuni uomini, si cimentavano con la retorica, avendo essi compreso che per convincere gli altri della validità delle proprie idee era necessario esporle in un certo modo. Particolari raffinatori di quest’arte furono quei filosofi greci detti sofisti. L’arte della retorica dunque si è sempre rivelata fondamentale per la ricerca del consenso, e lo è ancora oggi allorché si espone alla cosiddetta “massa votante” il proprio pensiero. Tuttavia, soprattutto negli ultimi decenni, la ricerca del consenso passa anche e soprattutto dall’apparenza. Per “apparenza” non si vuole intendere solo l’apparenza visiva, ma tutto ciò che in sostanza è percepito in modo sensoriale, e non è sottoposto ad un’analisi più approfondita dalla ragione, che è dell’uomo la massima virtù. Questo mutamento piuttosto significativo dei fattori in campo è stato determinato dalla totale affermazione, negli ultimi decenni appunto, dei cosiddetti “mass media”, ovvero quei mezzi di comunicazione che consentono praticamente a chiunque, una volta avutane la possibilità, di far sentire la sua voce ad un pubblico immensamente vasto. Di questi mezzi la “punta” se vogliamo, l’esponente più significativo è rappresentato dalla televisione. Tramite i circuiti nazionali, per far salire alla ribalta e far aumentare vertiginosamente di popolarità un individuo, è sufficiente che egli possegga, oltre al bel parlare di cui s’è trattato prima, una capacità (innata) di “bucare il video” come si suol dire, un certo fascino e magari una mimica simpatica, rassicurante, che ci suoni familiare, uniti se possibile ad una voce che possa apparire talmente sincera e giusta da non lasciare dubbi. Disponendo di tali parametri, una persona che abbia degli argomenti anche poco validi, che ovviamente cercherà di rendere il più validi possibile, potrà apparire agli occhi di moltissimi la persona più sincera e affidabile del mondo. Non a caso l’uomo che governa oggi il nostro paese, oltre ad avere tutte queste caratteristiche, possiede anche uno spaventoso potere mediatico. La ricetta di questo successo, di questa ricerca sfrenata del consenso che si trascina da circa dieci anni, è grossomodo la stessa degli spot pubblicitari; sotto questo aspetto, apparirà brutto ma è così, gli argomenti sono venduti come una qualsiasi merce; l’interesse principale è che l’acquirente (=l’elettore) compri il prodotto reclamizzato (=sposi la linea di pensiero espressa). Da parte dell’acquirente, poi, non è fondamentale la sostanza, la ragione del discorso, ma la prima impressione che quel prodotto ci dà. E in questo modo, così come magari non potremmo giurare che la pasta che compriamo sia superiore per qualità alle altre ma l’impressione che lo spot ci ha fatto è stata positiva, così possiamo (noi come massa) dare il nostro consenso politico non a chi abbia detto le cose a nostro avviso più corrette e/o che rispecchino il nostro pensiero, ma a chi da subito si è conquistato la nostra “simpatia”. E questa strategia, fondata appunto sull’apparenza e non sui fatti concreti, sta dando purtroppo ottimi risultati a chi primamente l’ha messa in campo e a tutt’oggi la sfrutta al massimo.

“Un grammo di immagine val più di un chilo di fatti” by Arthur Bloch “la legge di Murphy”

(24 aprile 2003)


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